Una riflessione sul libro “La cura delle infanzie infelici” di Luigi Cancrini

Troppo spesso di fronte a un adulto affetto da una psicopatologia grave gli interventi si riducono all’individuazione di un’etichetta da affibbiare, scorrendo i sistemi di classificazione dei disturbi mentali ormai stampati nella mente di tanti professionisti: sintomi, etichette, farmaci. Troppo facilmente si dimentica l’unicità di ogni persona, racchiusa nelle mille esperienze che hanno segnato la sua storia di sviluppo.

Dietro alle psicopatologie più gravi (e dietro al male che talvolta gli adulti sono in grado di compiere), si celano bambini lacerati da infanzie profondamente infelici, che non hanno avuto la fortuna di instaurare delle relazioni primarie sane e generative.

Le relazioni primarie sono fondamentali poiché al loro interno si apprende una modalità di relazione con se stessi e con gli altri, principalmente tramite tre processi: introiezione (trattare se stessi come si era trattati dalle figure di accudimento); identificazione (comportarsi con gli altri come si comportavano le figure di accudimento); ricapitolazione (comportarsi con gli altri come ci si comportava con le figure di accudimento).

Laddove le ferite inferte da una disfunzionalità di questi processi generino patologie e condotte devianti, è necessario l'intervento di professionisti che mettano in grado i loro utenti di sperimentare un nuovo modo di stare in relazione, all’interno di uno spazio protetto, unico, dedicato. Uno spazio in cui i bambini infelici che gridano dentro corpi ormai adulti possano essere accolti, ascoltati, riconosciuti nella loro specificità, supportati e riabilitati. 

Nel libro “La cura delle infanzie infelici”, Luigi Cancrini, noto psicoterapeuta sistemico-relazionale, ci guida verso una classificazione profondamente umana della psicopatologia, che guarda ai sintomi dell’oggi per ricostruire i vissuti di ieri. Un viaggio toccante dentro la sofferenza dei bambini, con interessanti spunti di riflessione sulle dinamiche che talvolta si instaurano all’interno dei contesti comunitari che li accolgono e dei servizi che si muovono attorno a loro.