Un luogo chiamato Mafalda

Coltivare felicità, ciò che voglio per il resto della vita.
(Stephen Littleword)

C’era una volta…

Tutte le storie iniziano così, e anche questa. Quindi, iniziamo!
C’era una volta, in un luogo non lontano da qui, uno strano e variegato gruppo, formato da individui molto diversi tra loro, appartenenti a popoli diversi, che provenivano da continenti diversi, con tradizioni, religione, costumi, e perfino il colore della pelle differente.
Avevano, però, una cosa in comune: una sola, ma importante. Tutti avevano come scopo quello di aiutare i cuccioli in difficoltà, non solo i cuccioli della loro specie, del loro popolo, ma proprio tutti i cuccioli, dal piccolo di tigre, al tenero passerotto, dal minuscolo girino, al morbido lupacchiotto.
Nel gruppo c’era un leone, che ruggiva sempre, ma poi, alla fine, si rivelava sempre un vero tenerone. C’era un bradipo, che spesso rallentava il cammino, ma sovente era quello che si accorgeva di dettagli e particolari che gli altri, andando sempre di fretta, neanche notavano. C’era anche una volpe, molto astuta e utile al gruppo, ma a volte un po' troppo vanitosa. C’era perfino un elefante, che procedeva dritto per la sua strada, ma in realtà, grazie alle grandi orecchie sentiva tutto, e lo elaborava in sé. C’era, infine, un riccio, spigoloso certo, e molto pungente, ma anche molto saggio e profondo.
Dopo molto cercare un luogo adatto per realizzare il loro sogno di accogliere i cuccioli in difficoltà, dopo molte delusioni, e qualche illusione, un giorno, finalmente, i nostri strani personaggi trovarono un posto che a loro parve bellissimo e adatto al loro scopo: diverse caverne comunicanti tra loro, in una radura circondata da alti alberi secolari, dai tronchi solidi e con i rami frondosi, con un limpido ruscello vicino. Il posto aveva certo bisogno di qualche sistematina qua e là, però la voglia e l’energia non mancavano, e poi avevano tanti amici su cui poter contare che sicuramente avrebbero dato una mano.
Il posto era adatto a tutti: a chi voleva rifugiarsi in un luogo riparato e sicuro come le caverne, come a chi amava la vita spericolata all’aperto, a chi desiderava crogiolarsi al sole, come a chi inseguiva l’ombra. Ognuno avrebbe potuto trovare un angolino per sé!
Ecco allora che i nostri amici iniziarono a darsi da fare per rendere accogliente e piacevole quel luogo. Pensate che matti! Decisero perfino di dargli un nome: lo chiamarono Mafalda. Alcuni abitanti del luogo lo interpretano come tributo in onore di un’antica regina originaria di quelle parti; altri credono che sia perché in alcuni strani dialetti la parola Mafalda significa “sciocco”; altri ancora in ricordo di qualche benefattrice.
Niente di tutto ciò. La verità è che hanno scelto questo nome in onore della cucciola contestatrice di Quino, il grande fumettista argentino. Proprio quella Mafalda lì, quella bambina sfacciata dai capelli grandi che chiede agli adulti di comportarsi da adulti.
E così, proprio dalla scelta del nome - proprio come avviene per tutti noi alla nascita - iniziò questa avventura, che dura ormai da 15 anni.
Lo strano gruppo ne ha fatta di strada, a volte ha imboccato la via sbagliata, altre volte ha girato in tondo, inutilmente, senza capire di avere sotto gli occhi la soluzione, altre volte ancora si è smarrito fra i sentieri del bosco. Certe volte, infine, è stato bravo, o fortunato, e ha fatto centro!
In questi 15 anni il luogo è diventato sempre più bello e accogliente, più di 80 cuccioli sono passati di lì, per fermarsi un po', per riposarsi e ristorarsi, per leccarsi le ferite, e poi ripartire, certo, prendere la loro strada, più forti e più belli di prima.
La cosa più bella però è che questo spazio, nel tempo, si è tramutato in un piccolo villaggio, con tante vie di accesso, con tante porte, sempre aperte. Molti sono quelli che, pur non facendo parte del gruppo, aiutano, collaborano, supportano, incitano. Proprio come in un formicaio, ognuno fa la sua parte, sicuro e fiducioso che gli altri facciano la loro.
Non pensiate però che questo villaggio sia magico e che tutto vada sempre bene. Non è così, così non potrebbe essere. Ci sono anche problemi, talvolta discussioni: a volte chi vuole l’ombra cerca di convincere gli altri a seguirlo, chi vuole il sole si oppone, a volte non si parla la stessa lingua, non ci si capisce. Ma alla fine si continua, uniti verso la meta, perché c’è un segreto.
Volete sapere qual è il segreto? Ve lo svela Mafalda: basta che i grandi imparino dai bambini!