Si ritorna a scuola: come si raggiunge la vera inclusione?

L’inclusione in ambito scolastico si evidenzia con l’attenzione ai bisogni educativi individuali, attraverso programmi specifici, come BES, PDP, sostegno individualizzato, progetti particolari per alunni stranieri e con difficoltà linguistiche. Ma la vera inclusione è attuabile realizzando un percorso formativo integrato, come auspicava Franco Frabboni, pedagogista bolognese, già negli anni Settanta, unendo l’educazione tradizionale, ovvero la scuola, ai servizi alla persona, come educative territoriali, uscendo quindi dai confini scolastici per abbracciare i luoghi educativi informali e per attivare la cosiddetta “società educante”. Egli auspicava l’attuazione di un modello formativo caratterizzato dall’integrazione e dal raccordo dei vari luoghi istituzionali e culturali dell’educazione, all’interno del quale ogni agenzia mantenga la propria specificità formativa collaborando in sinergia con le altre.

L’ambiente e il territorio tutto contribuiscono alla formazione, secondo Frabboni, di un'aula didattica decentrata, che offre una vasta gamma di possibilità formative. In tal senso, viene a cadere il primato educativo della scuola che deve necessariamente confrontarsi con i diversi luoghi dell’educazione, ossia con tutti i sistemi educativi non-formali (gruppi scout, parrocchia, ecc.) e informali (la piazza, reale o virtuale).

Il triangolo scaleno che formano, con un valore maggiore dato alla scuola, si deve trasformare in triangolo equilatero, dando così pari valore e dignità a tutti i sistemi educativi, che però non possono trascendere dalla relazione interpersonale. Fabbroni affermava infatti che

Mai va rimossa nella scuola la centralità formativa della relazione interpersonale: il dialogo, l’ascolto, l’amicizia, la disponibilità, la cooperazione.

Quanto il suo pensiero sia attuale lo vediamo ogni giorno nel difficile lavoro degli insegnanti, degli educatori e dei genitori.