Metamorfosi, quando l’arte aiuta autostima e fiducia

Metamorfosi è il nome del laboratorio condotto in una scuola dell’infanzia dell’eporediese. Nulla finisce, tutto cambia. Qualunque materiale può essere riutilizzato e trasformato ed è ciò che è avvenuto tra i piccoli banchi dell’asilo. I bambini si sono cimentati nella creazione e riproduzione di opere d’arte di Klimt, Picasso, Van Gogh, Kandinskij e molti altri, usando ritagli di carte, plastica, alluminio, stoffe, sughero e colori.

Charles Baudelaire affermava che “il genio è l’infanzia ritrovata con un atto di volontà”. Per condurre un laboratorio è necessario far vivere il bambino che è in noi, oltre a nutrire e coltivare la fiducia nelle capacità che solo i bambini hanno. 

Grazie all’uso del colore i piccoli sono riusciti a sperimentare le proprie emozioni e a creare delle vere e proprie opere d’arte finendo così per dimenticare i loro complessi e le loro inibizioni.

La scelta dell’arte come filo rosso ha permesso di realizzare un’opera comune, tanti quadri e tanti oggetti fatti con materiale di scarto, mostrati successivamente a parenti e amici. I lavori dei bambini erano troppo belli per essere custoditi in una cartellina ed è così che è nata l’idea di fare una mostra per esporre tutte le opere. Hervé Tullet afferma che trasformare un laboratorio in una mostra è un progetto ambizioso che richiede molto tempo e lavoro, a grandi e piccini, ma collocare le creazioni in un luogo dove tutti le vedano significa attribuire loro una certa durata, una dimensione museale molto gratificante per i bambini. 

L’obiettivo educativo dei lavoratori d’arte è quello di restituire ai bambini l’idea di bello, far sentire ogni fanciullo appagato di fronte al proprio lavoro aiutandolo a sviluppare autostima, fiducia in se stesso e piacere, perché se si vive il laboratorio d’arte come mezzo, come gioco (come lo intendeva Bruno Munari) e non come fine, allora è lì che il bambino apprende e avrà sempre voglia di scoprire e sperimentarsi ancora.