I Bambini di Svevia, una storia dimenticata

di Simona P.

"Ma sì, dai, entro solo un attimo in libreria, cinque minuti, giusto per ammazzare il tempo. Non compro niente.” Attrae subito la mia attenzione la copertina di un libro che ritrae due manine e un papavero rosso: un fiore dal colore vivave che spicca molto e che in qualche modo vuole far riemergere con prepotenza una storia di cui si sente parlare poco, la storia dei "bambini di Svevia”. 

Vi sembrerà una leggenda raccontata da un romanzo, ma la vicenda che vi sto per raccontare, purtroppo, è una pagina della nostra storia italiana andata strappata.

Conosciuti come bambini di Svevia, ma chiamati anche “bambini delle rondini”: partivano ogni anno il 19 marzo, giorno di San Giuseppe  e tornavano in autunno, il giorno di San Martino.

Erano bambini e ragazzi tra i 5 e i 14 anni che si incamminavano per un lungo viaggio di oltre 200 km, attraverso le fredde montagne della Val Venosta, per raggiungere le campagne bavaresi ed essere venduti come forza lavoro nei mercati del bestiame alle famiglie contadine. Chi era fortunato poteva trovare una casa caritatevole che lo avrebbe accolto quasi come un figlio, i meno fortunati invece venivano trattati come schiavi e talvolta le bambine tornavano a casa incinte.

Consiglio vivamente la lettura di questo romanzo, principalmente per due ragioni. È emozionante perché ha la capacità di leggere l’animo umano con profondità ed empatia; in secondo luogo, restituisce la voce a tutti quei bambini che, per tre secoli fino alla seconda guerra mondiale, hanno subito questa pratica. Bambini ai quali è stata rubata l’infanzia.  

Buona lettura!