Con la didattica a distanza, l’inclusione è possibile?

L’emergenza Coronavirus ha travolto e stravolto la nostra quotidianità, lavoro e scuola in primis. Se per tutti i bambini la didattica a distanza è stata ed è una sfida, lo è maggiormente per chi non possiede i mezzi, un pc e una connessione, per i figli di molti stranieri e ancora di più per chi è portatore di una disabilità, per chi ha un PEI o un PDP. Le singole istituzioni scolastiche hanno cercato di rispondere come potevano, affidandosi a esperti esterni, coinvolgendo le associazioni, chiedendo aiuto alle famiglie.

Difficile però trovare soluzioni concrete e pratiche a tutte queste diverse problematiche. Tutti siamo consapevoli che i bisogni educativi speciali di uno studente con disabilità certificata  sono molti e complessi. L’inclusione quindi è stata ed è una sfida nella sfida. Scuola inclusiva significa infatti scuola per tutti, anche per i gruppi più fragili e vulnerabili, per i figli di migranti, per gli alunni con DSA. Se già è difficile in tempi normali, adesso si è purtroppo creata un'evidente marcatura della disuguaglianza. Questi alunni e le loro famiglie non devono però essere lasciati soli, sennò il gap si amplierà e il ritorno alla normalità sarà ancora più duro. I nostri educatori del SAACP ci stanno provando; si sono messi in gioco e, nonostante le mille difficoltà, cercano di stare accanto ai loro bambini e ragazzi, trovando forme nuove di sostegno educativo, e ricordando sempre che “integrazione” non è solo apprendimento, ma anche e soprattutto stare in relazione.