Come è cambiato il nostro lavoro?

In prima linea ci sono gli infermieri, gli operatori socio sanitari, i medici. Senza dimenticare gli addetti alle pulizie degli ospedali, di cui spesso ci si dimentica. Nessuno di loro ha mai smesso di lavorare durante questa emergenza. Anzi, intervengono per curare chi è ammalato in condizioni estreme e spesso senza adeguate protezioni, dato che questo virus ci ha colto all'improvviso stravolgendo completamente la quotidianità di quasi tutto il pianeta.

Ma non sono gli unici a lavorare in questi giorni di strana sospensione che vive l’Italia, tra la paura che ti incatena e una tensione alla solidarietà che non si è mai sentita forte e chiara come adesso. Forte e chiara come la musica sgorgata dai balconi e dalle finestre aperte dal Nord al Sud dello stivale i giorni della quarantena. C’è chi ha urlato a squarciagola l’inno di Mameli dentro il quadrato del cortile delimitato dai palazzi. Chi ha preferito Rino Gaetano, col suo cielo sempre più blu. Chi è andato di Beatles con un Obladì Obladà improvvisato, ma neanche troppo stonato. Chi ha cantato che non sarà un’avventura, e c’era anche la nonna che cantava collegata in videochiamata. 

Non sono i soli, dicevamo. Perché le nostre comunità, per i bambini e i ragazzi che ci abitano, sono grandi case, non sono posti di lavoro. Da quando sono in vigore gli ultimi decreti, la vita di bambini ed educatori è cambiata qui dentro. 

Per immaginare come, provate a moltiplicare per una decina di volte quello che sta accadendo nelle vostre abitazioni. Ecco, avete presente il gruppo whatsapp delle mamme? Moltiplicatelo per 10. Quando va bene, la rappresentante di classe invia i compiti e seguono una quindicina di grazie, pollici in su, ok e compagnia bella. 15 per 10 fa 150. Quando va bene. Immaginate solo se c’è un dubbio, una polemica, una discussione… Il cellulare della comunità vibra per centinaia di volte, poi si tratta di sfrondare la giungla di parole e individuare quelle utili per garantire ai nostri bambini la continuità didattica. 

E la spesa? Provate invece a immaginare che cosa significhi fare la spesa per rifornire la comunità di adolescenti. Appurato che la spesa online ha tempi di consegna ormai impraticabili, ti tocca una coda di quelle mai viste in Italia. Disciplinata, precisa, senza sbavature. Ma, ovviamente, anche lenta a dismisura. E quando sei finalmente dentro, guardano il tuo carrello strapieno di generi alimentari con il retropensiero, neanche troppo retro: ma che razza di accaparratore che svuota gli scaffali! Torni dopo tre ore in comunità distrutto dall’esperienza. E sai pure che dovrai ripeterla molto presto perché avete presente quanto sono capaci di mangiare 10 adolescenti chiusi in una casa 24 ore su 24? Adesso noi sì.

E gli educatori dell'educativa territoriale del CISSAC? Sono rimasti vicini ai loro ragazzi con videochiamate e telefonate. Guardate questo videomessaggio!

Vi pensiamo, ragazzi. Andrà tutto bene!

#andràtuttobene... E per i nostri ragazzi dell'Educativa Territoriale del CISSAC di Caluso, con la vicinanza virtuale di educatori ed educatrici andrà ancora meglio!Un abbraccio grande grande a tutti (e con l'immaginazione possiamo anche farlo senza rispettare le distanze 😊)Fiammetta Gasco Luca Papagna @Alberto Ferraris

Pubblicato da Crescere Insieme su Martedì 17 marzo 2020




Colori, musica e pizza

Nel giardino dei Mafaldi e dei Mondolfieri è sbocciata la primavera. Quest'anno sono fioriti anche i rami dell'albero dei desideri. Sono stati scritti su foglietti multicolori che scacciano le paure e portano speranza e allegria. I Mondolfieri hanno disegnato e colorato con i gessetti il muro grigio e un po' spento che delimita il nostro spazio esterno.

E poi c'è chi, nel teatrino della comunità, ha accompagnato per mano i bambini più piccoli in un viaggio nei colori, con tanta fantasia e un pizzico di poesia. Chi ha avuto la fortuna di partecipare ha incontrato un ippopotamo blu che voleva tanti fratelli perché si sentiva solo soletto. E un'altra volta ha conosciuto una piccola macchia rossa che ha aiutato tutti quanti a creare delle fantastiche trottole con il giracolore!

E dopo i murales, le canzoni, i laboratori, ci siamo cimentati con la cucina. La nostra specialità? Senza dubbio la pizza!

Consigli di lettura, Il pentolino di Antonino

Per questa linkeria, vi presentiamo un libro molto particolare. Si tratta di “Il pentolino di Antonino" di Isabelle Carrier, Kite edizioni. 

Il protagonista di questo racconto, Antonino, è un bambino a cui un giorno è caduto un pentolino in testa e da allora non è più come gli altri, perché tutti, grandi e piccoli, vedono solo il suo pentolino e non lui. Non sa mai dove metterlo, come portarlo con sé, è scomodo, fa rumore, crea imbarazzo, ma Antonino non se ne può liberare!

Il pentolino rappresenta ciò che ci rende diversi. Non è necessariamente una disabilità, sono i nostri limiti personali, la nostra storia, una malattia, un momento di difficoltà. Antonino ha però la fortuna di incontrare una donna speciale. Lei non solo è capace di vedere Antonino, ma si interessa a quello che c’è oltre il pentolino e subito mostra al bambino che anche lei ha il suo pentolino. Non giudica, non si spazientisce, accetta il bambino per ciò che è, non nega il suo pentolino, ma lo aiuta a renderlo più leggero, confezionandogli una tracolla in cui riporlo, sempre presente, ma più discreto. Grazie a questo incontro Antonino potrà, pur con il suo pentolino, condurre la sua vita e tutti potranno vedere lui e non solo le sue difficoltà!

La scrittura collaborativa delle relazioni

“La scrittura collaborativa delle relazioni” è il momento di confronto organizzato per il 26 marzo prossimo da Crescere Insieme coop. soc. con il patrocinio dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Piemonte per illustrare il lavoro dell'équipe della comunità educativa Mafalda nella relazione di aiuto con i genitori dei minori accolti. Percorso culminato con la partecipazione alla sperimentazione “Aiutami a raccontare di te”, promossa dalla ricercatrice Camilla Landi e dalla professoressa Maria Luisa Raineri dell'Università Cattolica di Milano. Come frutto di questo cammino ricco di sfide sia per il profilo professionale dell’educatore sia per quello dell’assistente sociale, nasce un nuovo format per le relazioni incentrato sulla partecipazione della famiglia di origine del bambino protagonista di percorsi di tutela. Non più soltanto portatrice di fragilità, la famiglia diventa soprattutto risorsa potenziale e punto di partenza per un progetto educativo realmente imperniato sul benessere del minore coinvolto.

Oltre a Camilla Landi, Maria Pia Actis (coordinatrice comunità educativa Mafalda) e Vanessa Frangella (educatrice comunità educativa Mafalda), interverranno Enrico Gentina (attore e formatore), Paolo Bianchini (Università di Torino) e Johnny Dotti (imprenditore sociale).

Il convegno avrà luogo il 26 marzo dalle 9 alle 13 presso il CineTeatro Baretti in Via G. Baretti 4 a Torino. 

Richiesti crediti formativi assistenti sociali. 

Prenotazione consigliata, posti limitati.

Contatti: info@coopcrescereinsieme.org - 011 9188239 - 340 233 1416

Scarica il programma del convegno

Adotta una stanza 💙💛💚

La Comunità Mafalda è una grande casa colorata, ma ogni tanto, anche nelle case più colorate, i colori hanno bisogno di essere rinnovati. Così l'associazione Ercole Premoli, insieme agli educatori, ha pensato di lanciare un progetto e chiedere ad amici e volontari di unirsi per regalare ai bambini di Mafalda la tinteggiatura delle pareti di una o più stanze.

Se volete saperne di più, chiamateci allo 011 9188239 oppure 333 2300156.
Certi che l'unione fa la forza, lanciamo la sfida... Con l'arrivo della primavera la casa avrà nuovi colori?

Tutto comincia dal seme

Non è difficile organizzare un orto didattico per i bambini. Basta avere un piccolo giardino oppure, come nel nostro caso, un ampio balcone dove collocare dei grandi contenitori, per poter dare vita a un'esperienza tutta naturale che coinvolga i bambini. Vedere crescere la vita da un giorno all'altro può essere un momento incredibile e coinvolgente da condividere in armonia, senza dimenticare il piacere di assaporare i frutti raccolti della terra, scusa utilissima per avvicinare i più piccini alla temibile verdura!

Questo progetto è nato dall'idea di due educatrici per sensibilizzare i bambini verso ogni forma di vita.

Un pomeriggio di maggio siamo andati in gita in un bellissimo giardino didattico dove un’amica esperta ci aspettava per consigliarci quali ortaggi acquistare, essendo noi principianti. Abbiamo scelto insalata, zucchine, pomodorini e ovviamente non potevano mancare le tanto amate fragole. Ci siamo sporcati le mani nel giardino, dove la paziente Giulia ci ha mostrato come estrarre le piantine dai vasi, a quanta profondità scavare i buchi e come trapiantarle.

Dopo questa accurata spiegazione siamo ritornati sul nostro balcone e ci siamo messi all’opera. Iniziare a seminare e a piantare per i bambini è stato il momento più emozionante, perché hanno potuto giocare con la terra, imbrattarsi le mani e sperimentare nel concreto cosa siano un seme e una piantina. 

Finito il travaso, intorno a un tavolo, abbiamo letto il libro Il mio orto di Editoriale Scienza, perché anche la teoria vuole la sua parte. Abbiamo così imparato a conoscere quali sono gli amici dell’orto e quali i nemici, a dare il nome giusto alle nostre piantine e a scoprire come nascono un pomodoro e una fragola. Abbiamo ripercorso la storia dal seme al frutto e ci siamo divertiti nel preparare cartelloni con scritte e disegni. Cosa ancora più importante, abbiamo definito insieme le regole dell’orto in balcone.

La cura dell'orto è la parte più importante, anche di più del momento del piantare. Se non si dedica loro abbastanza tempo ci sono poche possibilità che le piante prosperino e diano tanti frutti. È stato utile insegnare ai bambini a tastare la terra per capire se le piantine hanno bisogno d'acqua e lasciarli innaffiare una piantina per volta. Quindi, per evitare litigi, abbiamo stabilito i turni per bagnare e accudire le piantine, proprio come si fa in una famiglia dove ci si prende cura gli uni degli altri.

Curare l'orto per almeno un paio di volte a settimana, osservando i vari cambiamenti, significherà per i bambini imparare come nasce la vita. Cogliere le piante mature o i frutti per mangiarli impartirà loro una lezione su quanto sia importante il rispetto nei confronti di ogni forma di vita.

Un libro per raccontare l’affido

Siamo lieti di invitarvi alla presentazione di un nuovo libro, frutto di un laboratorio di scrittura creativa nato dal progetto promosso dalla Città di Torino e dal Centro Studi Scuola Holden, con il sostegno della Fondazione CRT. 

Il testo raccoglie le testimonianze delle famiglie d'origine, unite a quelle degli operatori e delle famiglie affidatarie e si presenta come una "trilogia" sull'affidamento familiare. 

L'evento di lancio del volume si terrà martedì 4 febbraio 2020 nei locali della Scuola Holden di Torino in via Borgo Dora, 49, dalle ore 18 alle ore 20.

Per motivi organizzativi, la presenza deve essere confermata inviando un'email a casa.affido@comune.torino.it

Si ritorna a scuola: come si raggiunge la vera inclusione?

L’inclusione in ambito scolastico si evidenzia con l’attenzione ai bisogni educativi individuali, attraverso programmi specifici, come BES, PDP, sostegno individualizzato, progetti particolari per alunni stranieri e con difficoltà linguistiche. Ma la vera inclusione è attuabile realizzando un percorso formativo integrato, come auspicava Franco Frabboni, pedagogista bolognese, già negli anni Settanta, unendo l’educazione tradizionale, ovvero la scuola, ai servizi alla persona, come educative territoriali, uscendo quindi dai confini scolastici per abbracciare i luoghi educativi informali e per attivare la cosiddetta “società educante”. Egli auspicava l’attuazione di un modello formativo caratterizzato dall’integrazione e dal raccordo dei vari luoghi istituzionali e culturali dell’educazione, all’interno del quale ogni agenzia mantenga la propria specificità formativa collaborando in sinergia con le altre.

L’ambiente e il territorio tutto contribuiscono alla formazione, secondo Frabboni, di un'aula didattica decentrata, che offre una vasta gamma di possibilità formative. In tal senso, viene a cadere il primato educativo della scuola che deve necessariamente confrontarsi con i diversi luoghi dell’educazione, ossia con tutti i sistemi educativi non-formali (gruppi scout, parrocchia, ecc.) e informali (la piazza, reale o virtuale).

Il triangolo scaleno che formano, con un valore maggiore dato alla scuola, si deve trasformare in triangolo equilatero, dando così pari valore e dignità a tutti i sistemi educativi, che però non possono trascendere dalla relazione interpersonale. Fabbroni affermava infatti che

Mai va rimossa nella scuola la centralità formativa della relazione interpersonale: il dialogo, l’ascolto, l’amicizia, la disponibilità, la cooperazione.

Quanto il suo pensiero sia attuale lo vediamo ogni giorno nel difficile lavoro degli insegnanti, degli educatori e dei genitori.

Il circo della farfalla, un cortometraggio che racconta il lavoro dell’educatore

Quando andiamo nelle scuole a raccontare il nostro lavoro, dopo tante parole, alcune slide, alcuni giochi di ruolo, proponiamo ai ragazzi la visione di un cortometraggio, Il circo della farfalla (The Butterfly Circus), cortometraggio del 2009 diretto da Joshua Weigel e interpretato tra gli altri da Nick Vujicic, noto formatore motivazionale senza arti. Questo film provoca nei ragazzi grandi emozioni e, scatenate dalle stesse, profonde riflessioni sul proprio progetto di vita e domande sul senso della propria esistenza.

L’attenzione si focalizza sul signor Méndez, il direttore del circo, grazie al quale il protagonista Will, abituato a essere considerato un povero storpio, impara a riconoscere in sé le sue infinite potenzialità, scoprendo un modo di essere nel quale le risorse sono più importanti dei limiti. Per la prima volta nella sua vita non è guardato come uno strano oggetto, ma come un uomo e sperimenta un mondo dove ognuno, nella sua diversità, ha un posto che lo può far sentire straordinario.

Questo percorso fa riflettere i ragazzi sul ruolo dell’educatore, figura che, lavorando con persone in difficoltà, anziani, minori, disabili, deve sapere comprendere quanto sia importante guardare oltre l’apparenza per cambiare la visione che abbiamo di noi stessi e di quelli che ci stanno vicino.  La sfida sta nell’abituarci a guardare chi ci circonda con occhi nuovi e convincerci che, qualunque sia la condizione di partenza - fisica, mentale o sociale - sarà sempre possibile cambiare, perché

non è importante dove sei ora, ma è importante dove stai guardando. 

Will , anche se con fatica, trova la sua strada: il bruco diventa la farfalla a cui allude il nome del circo.

Emozioni in gioco

Durante il mio percorso formativo e professionale ho potuto verificare l’importanza delle emozioni nell’uomo. Ogni giorno ci confrontiamo con le nostre emozioni e con quelle degli altri dovendole gestire, esprimere e controllare. Mi sono sempre posta diverse domande riguardo alle loro origini e, da quando ho iniziato a lavorare con i bambini, prima negli asili e successivamente in una comunità per minori, il mio interesse è cresciuto. Ho deciso quindi di approfondire questo tema, scegliendolo come argomento per la mia tesi di laurea. Analizzandolo, mi sono resa conto di quanto esso sia vasto e di quante discipline abbiano contribuito e collaborato per arrivare alle scoperte e alle teorie più recenti.

In questa dissertazione ho trattato la nascita delle Neuroscienze, il concetto di Intelligenza Emotiva e la nascita del Neurodiritto.

Per l’elaborazione della tesi ho fatto riferimento principalmente a tre fonti bibliografiche:
1) Il cervello emotivo. Alle origini delle emozioni di Joseph LeDoux
2) La strana coppia. Il rapporto mente-cervello da Cartesio alle neuroscienze di Piergiorgio Strata
3) Delitto del cervello. La mente tra scienza e diritto di Andrea Lavazza e Luca SammicheliI

Grazie a questi tre testi ho potuto ricostruire la storia delle emozioni partendo dagli antichi egizi fino alla nascita delle neuroscienze. Di questa grande branca della scienza fanno parte tutte quelle discipline che si sono occupate di studiare il cervello e il suo funzionamento. Molti filosofi antichi, come Aristotele e Cartesio hanno cercato di rispondere a diverse domande riguardanti la correlazione tra mente e corpo e le funzioni cerebrali, accendendo un ampio dibattito che è tuttora aperto. Le teorie classiche delle emozioni cercarono di scoprire la sequenza, o ordine causale, di tre componenti: la sensazione soggettiva di un’emozione, le modificazioni fisiologiche, il comportamento espressivo.

Joseph Ledoux pensava che le emozioni andassero studiate come funzioni biologiche del sistema nervoso. Secondo l’autore non esisterebbe un unico sistema che si occupi di emozioni. Decise, quindi, di concentrarsi sul sistema della paura e, a tal proposito, eseguì diversi esperimenti dai quali emerse l’importanza dell’amigdala e dei meccanismi di memoria.

Ho compiuto una breve rassegna degli autori riportando le teorie (fenomenologiche, cognitiviste e comportamentiste) che più hanno lasciato le loro tracce in questo campo. Mi sono soffermata su Charles Darwin, che tentò di spiegare i meccanismi cognitivi animali e umani, estendendo la sua teoria dell’evoluzione ai substrati biologici della cognizione, e sulla teoria della retroazione di William James, secondo cui il comportamento emotivo è una reazione corporea automatica e involontaria, quindi priva di affetto. 

In questi tre testi vengono portati ad esempio gli esperimenti di Antonio Damasio su pazienti che, a causa di incidenti, avevano subito delle lesioni cerebrali. Da questi emerge che le lesioni cerebrali possono causare grandi deficit a livello emotivo, condizionare il comportamento e, di conseguenza, la condotta.

Ho trattato quindi il concetto di Intelligenza Emotiva, prendendo a riferimento il testo di Daniel Goleman. Partendo dalla definizione di emozione e dall'importanza rivestita dalla sfera emotiva nella formazione della nostra personalità, ho riportato la contrapposizione, analizzata da Goleman in Intelligenza Emotiva,tra mente razionale e mente emozionale, dalla quale emerge che il QI non è l’unico responsabile del nostro comportamento. 

Ma che cosa succede quando la mente emozionale prende il sopravvento su quella razionale? Goleman affronta il tema del sequestro neurale approfondendo il sistema della paura e il ruolo fondamentale dell’amigdala. Gli studi dimostrano che se l’amigdala viene danneggiata potrebbero verificarsi dei deficit a livello cognitivo ed emotivo, ma anche periodi di grande angoscia o di grande stress possono portare ad avere difficoltà di apprendimento e disturbi del comportamento.

Lavazza e Sammicheli affrontano diversi temi ponendosi molti quesiti. In che misura, per esempio, si è responsabili dei crimini che si commettono? Numerosi pazienti che hanno subito gravi lesioni cerebrali hanno visto cambiare la propria condotta e hanno commesso crimini che altrimenti non avrebbero neanche pensato di poter fare.

I due autori riportano esempi di sentenze nelle quali le prove, a difesa dell’imputato, erano basate sulle immagini del suo cervello. Ne consegue che i concetti di intenzionalità e di libero arbitrio vengono messi in crisi. Proprio su questi due concetti tanti studiosi eseguirono diversi esperimenti. Il più importante è Benjamin Libet, che scoprì il potenziale di preparazione e condusse le sue ricerche con l’obiettivo di determinare il tempo intercorrente tra l’esecuzione di un atto e il momento in cui si è deciso di compierlo.

Oggi, grazie alle recenti scoperte delle neuroscienze, possiamo attribuire alle diverse aree del cervello specifiche funzioni. Ne consegue che danni e disfunzioni di una di queste aree possono plasmare e modificare il comportamento di una persona.

Queste nuove scoperte hanno aperto un nuovo modo di diagnosticare e di interpretare le patologie e di intervenire su di esse. Sebbene la spinta fisiologica non basti a spiegare le basi del comportamento umano, essa è sicuramente un elemento da non trascurare e da tenere sempre in considerazione. 

Se avere delle buone capacità emotive influisce sull’apprendimento e sul comportamento, allora è importante che fin da bambini si ricevano insegnamenti che possano migliorarle e farle maturare. La famiglia si occupa per prima dell’educazione emotiva dei bambini, che iniziano a fare le prime esperienze di empatia dentro la pancia della mamma. L’educazione emotiva continua durante tutte le fasi di sviluppo e si può dire che non finisca mai. Anche la scuola assume un ruolo fondamentale, tanto che diversi teorici hanno proposto di inserire all’interno dei programmi scolastici corsi di insegnamento riguardanti la sfera emotiva.

Come sottolinea Goleman, l’empatia si basa sull’autoconsapevolezza. Quanto più aperti saremo verso le nostre emozioni, tanto più abili saremo nel leggere i sentimenti altrui. Le persone che non hanno sviluppato una buona capacità empatica sono confuse sui loro sentimenti e rimangono sconcertati quando altre persone esprimono i loro. Questa incapacità, secondo Goleman, causa un gravissimo deficit dell’intelligenza emotiva in quanto non ci permette di entrare in sintonia emozionale con gli altri esseri umani e di costruire relazioni sane. La capacità empatica si sviluppa con il passare del tempo, anche grazie alla “sintonizzazione” con i genitori, ovvero il momento in cui il bambino capisce che le sue emozioni sono accettate e ricambiate dall’altro.

Ma cosa succede quando i genitori non riescono ad accogliere le emozioni dei propri figli? Probabilmente i piccoli smetteranno di esprimerle e, in alcuni casi, anche di provarle. Queste esperienze negative possono causare molti danni a livello di formazione della propria identità e nella propria condotta. In molti studi sui criminali, che commisero delitti più efferati e violenti, si scoprì che essi avevano avuto esperienze negative durante l’infanzia: maltrattamenti, abbandoni e abusi. 

L’esperienza appresa durante l’arco della vita modifica e condiziona il nostro comportamento. Per questo risulta di fondamentale importanza che la famiglia e la scuola si occupino dell’educazione emotiva dei bambini e non la lascino al caso. 

L’alfabetizzazione emotiva si pone come obiettivo il riconoscimento delle emozioni in sé e negli altri, la gestione dell’emotività, la costruzione della resilienza, lo sviluppo della tolleranza nei confronti della frustrazione e l'adozione di un atteggiamento positivo verso la vita. Si tratta anche di un’opportunità per prevenire l’aggressività, l’abuso di sostanze e altri comportamenti a rischio.