Arriva l’estate!

 Ecco che la scuola è finita, le giornate si allungano, il caldo ha il sopravvento... La casa si mette a nuovo e i bambini e i ragazzi terminano la loro routine, pieni di curiosità e di attesa per questo periodo di vacanza.

Sono terminate anche le attività sportive, con i vari saggi di fine anno, e ora tutti si sentono più liberi. Cosa c’è di meglio che riempire di contenuto (non di attività frenetiche!) questi tempi e questi ritmi nuovi? E così diamo il via libera a giornate passate in cortile, a picnic improvvisati, a ore trascorse all’aria aperta.

Oltre a tutto questo, i nostri bimbi frequentano, grazie alla sensibilità degli organizzatori, gli oratori estivi, nei quali, oltre ad andare in piscina e partecipare a gite, giochi strutturati, gare di squadra, si cerca di trasmettere un messaggio positivo di crescita e confronto con gli altri. Non ci pare un caso che i Vescovi italiani, in questi tempi di “emergenza educativa”, abbiano posto come impegno prioritario le attività oratoriali, come segno di speranza e coinvolgimento, di libertà e di educazione.

“Bella storia!” è lo slogan dell’oratorio estivo per i più grandicelli, un’esclamazione di gioia e di stupore che dice quanto possa essere bella la vita, se vissuta all’interno di un progetto costruttivo, che vede ognuno di noi protagonista e non spettatore passivo, che ci spinge alla ricerca dei nostri talenti e del compito che ci viene affidato per la nostra felicità e per il bene di tutti.

I più piccoli invece prendono parte al progetto “A tutto tondo”, settimane di giochi e lavori di gruppo legati al tema della salvaguardia del pianeta e della biodiversità, a partire dalle piccole azioni che possiamo fare tutti noi nel nostro quotidiano.

A fine luglio, inoltre, ci aspetterà un weekend intenso con e grazie agli amici di Innerpeace, che ci ospitano in una casa immersa nella natura per un campo estivo alla ricerca dell’armonia con noi stessi e con gli altri.

E poi, infine, si andrà tutti insieme al mare. Quindici giorni di totale relax in una splendida casa vacanza, con gli educatori a disposizione solo dei bambini, perché c’è chi cucina, pulisce e lava per noi. Si potrà quindi dedicare tutta l'attenzione alla scoperta del mondo marino. Per alcuni dei nostri ragazzi, è la prima esperienza; dovranno fare i conti con la propria paura e, a volte, con la delusione di non avercela fatta, ma anche questo serve a crescere!

Quando arriverà settembre, i bambini avranno i visi più colorati, negli occhi tanti ricordi, qualche ginocchio in più sbucciato, ma tanta voglia per ricominciare con energia la propria quotidianità.

Emozioni in gioco

Durante il mio percorso formativo e professionale ho potuto verificare l’importanza delle emozioni nell’uomo. Ogni giorno ci confrontiamo con le nostre emozioni e con quelle degli altri dovendole gestire, esprimere e controllare. Mi sono sempre posta diverse domande riguardo alle loro origini e, da quando ho iniziato a lavorare con i bambini, prima negli asili e successivamente in una comunità per minori, il mio interesse è cresciuto. Ho deciso quindi di approfondire questo tema, scegliendolo come argomento per la mia tesi di laurea. Analizzandolo, mi sono resa conto di quanto esso sia vasto e di quante discipline abbiano contribuito e collaborato per arrivare alle scoperte e alle teorie più recenti.

In questa dissertazione ho trattato la nascita delle Neuroscienze, il concetto di Intelligenza Emotiva e la nascita del Neurodiritto.

Per l’elaborazione della tesi ho fatto riferimento principalmente a tre fonti bibliografiche:
1) Il cervello emotivo. Alle origini delle emozioni di Joseph LeDoux
2) La strana coppia. Il rapporto mente-cervello da Cartesio alle neuroscienze di Piergiorgio Strata
3) Delitto del cervello. La mente tra scienza e diritto di Andrea Lavazza e Luca SammicheliI

Grazie a questi tre testi ho potuto ricostruire la storia delle emozioni partendo dagli antichi egizi fino alla nascita delle neuroscienze. Di questa grande branca della scienza fanno parte tutte quelle discipline che si sono occupate di studiare il cervello e il suo funzionamento. Molti filosofi antichi, come Aristotele e Cartesio hanno cercato di rispondere a diverse domande riguardanti la correlazione tra mente e corpo e le funzioni cerebrali, accendendo un ampio dibattito che è tuttora aperto. Le teorie classiche delle emozioni cercarono di scoprire la sequenza, o ordine causale, di tre componenti: la sensazione soggettiva di un’emozione, le modificazioni fisiologiche, il comportamento espressivo.

Joseph Ledoux pensava che le emozioni andassero studiate come funzioni biologiche del sistema nervoso. Secondo l’autore non esisterebbe un unico sistema che si occupi di emozioni. Decise, quindi, di concentrarsi sul sistema della paura e, a tal proposito, eseguì diversi esperimenti dai quali emerse l’importanza dell’amigdala e dei meccanismi di memoria.

Ho compiuto una breve rassegna degli autori riportando le teorie (fenomenologiche, cognitiviste e comportamentiste) che più hanno lasciato le loro tracce in questo campo. Mi sono soffermata su Charles Darwin, che tentò di spiegare i meccanismi cognitivi animali e umani, estendendo la sua teoria dell’evoluzione ai substrati biologici della cognizione, e sulla teoria della retroazione di William James, secondo cui il comportamento emotivo è una reazione corporea automatica e involontaria, quindi priva di affetto. 

In questi tre testi vengono portati ad esempio gli esperimenti di Antonio Damasio su pazienti che, a causa di incidenti, avevano subito delle lesioni cerebrali. Da questi emerge che le lesioni cerebrali possono causare grandi deficit a livello emotivo, condizionare il comportamento e, di conseguenza, la condotta.

Ho trattato quindi il concetto di Intelligenza Emotiva, prendendo a riferimento il testo di Daniel Goleman. Partendo dalla definizione di emozione e dall'importanza rivestita dalla sfera emotiva nella formazione della nostra personalità, ho riportato la contrapposizione, analizzata da Goleman in Intelligenza Emotiva,tra mente razionale e mente emozionale, dalla quale emerge che il QI non è l’unico responsabile del nostro comportamento. 

Ma che cosa succede quando la mente emozionale prende il sopravvento su quella razionale? Goleman affronta il tema del sequestro neurale approfondendo il sistema della paura e il ruolo fondamentale dell’amigdala. Gli studi dimostrano che se l’amigdala viene danneggiata potrebbero verificarsi dei deficit a livello cognitivo ed emotivo, ma anche periodi di grande angoscia o di grande stress possono portare ad avere difficoltà di apprendimento e disturbi del comportamento.

Lavazza e Sammicheli affrontano diversi temi ponendosi molti quesiti. In che misura, per esempio, si è responsabili dei crimini che si commettono? Numerosi pazienti che hanno subito gravi lesioni cerebrali hanno visto cambiare la propria condotta e hanno commesso crimini che altrimenti non avrebbero neanche pensato di poter fare.

I due autori riportano esempi di sentenze nelle quali le prove, a difesa dell’imputato, erano basate sulle immagini del suo cervello. Ne consegue che i concetti di intenzionalità e di libero arbitrio vengono messi in crisi. Proprio su questi due concetti tanti studiosi eseguirono diversi esperimenti. Il più importante è Benjamin Libet, che scoprì il potenziale di preparazione e condusse le sue ricerche con l’obiettivo di determinare il tempo intercorrente tra l’esecuzione di un atto e il momento in cui si è deciso di compierlo.

Oggi, grazie alle recenti scoperte delle neuroscienze, possiamo attribuire alle diverse aree del cervello specifiche funzioni. Ne consegue che danni e disfunzioni di una di queste aree possono plasmare e modificare il comportamento di una persona.

Queste nuove scoperte hanno aperto un nuovo modo di diagnosticare e di interpretare le patologie e di intervenire su di esse. Sebbene la spinta fisiologica non basti a spiegare le basi del comportamento umano, essa è sicuramente un elemento da non trascurare e da tenere sempre in considerazione. 

Se avere delle buone capacità emotive influisce sull’apprendimento e sul comportamento, allora è importante che fin da bambini si ricevano insegnamenti che possano migliorarle e farle maturare. La famiglia si occupa per prima dell’educazione emotiva dei bambini, che iniziano a fare le prime esperienze di empatia dentro la pancia della mamma. L’educazione emotiva continua durante tutte le fasi di sviluppo e si può dire che non finisca mai. Anche la scuola assume un ruolo fondamentale, tanto che diversi teorici hanno proposto di inserire all’interno dei programmi scolastici corsi di insegnamento riguardanti la sfera emotiva.

Come sottolinea Goleman, l’empatia si basa sull’autoconsapevolezza. Quanto più aperti saremo verso le nostre emozioni, tanto più abili saremo nel leggere i sentimenti altrui. Le persone che non hanno sviluppato una buona capacità empatica sono confuse sui loro sentimenti e rimangono sconcertati quando altre persone esprimono i loro. Questa incapacità, secondo Goleman, causa un gravissimo deficit dell’intelligenza emotiva in quanto non ci permette di entrare in sintonia emozionale con gli altri esseri umani e di costruire relazioni sane. La capacità empatica si sviluppa con il passare del tempo, anche grazie alla “sintonizzazione” con i genitori, ovvero il momento in cui il bambino capisce che le sue emozioni sono accettate e ricambiate dall’altro.

Ma cosa succede quando i genitori non riescono ad accogliere le emozioni dei propri figli? Probabilmente i piccoli smetteranno di esprimerle e, in alcuni casi, anche di provarle. Queste esperienze negative possono causare molti danni a livello di formazione della propria identità e nella propria condotta. In molti studi sui criminali, che commisero delitti più efferati e violenti, si scoprì che essi avevano avuto esperienze negative durante l’infanzia: maltrattamenti, abbandoni e abusi. 

L’esperienza appresa durante l’arco della vita modifica e condiziona il nostro comportamento. Per questo risulta di fondamentale importanza che la famiglia e la scuola si occupino dell’educazione emotiva dei bambini e non la lascino al caso. 

L’alfabetizzazione emotiva si pone come obiettivo il riconoscimento delle emozioni in sé e negli altri, la gestione dell’emotività, la costruzione della resilienza, lo sviluppo della tolleranza nei confronti della frustrazione e l'adozione di un atteggiamento positivo verso la vita. Si tratta anche di un’opportunità per prevenire l’aggressività, l’abuso di sostanze e altri comportamenti a rischio.

Una giornata a Cascina Macondo

Domenica 12 maggio, Pietro e Anna, gli amici dell’Associazione Cascina Macondo, hanno invitato Mondolfiera a una festa davvero speciale! Fra canzoni, musica, colori, cose buone da mangiare, Pietro ha incantato grandi e piccoli con la narrazione di uno dei suoi più suggestivi racconti, La cattedrale di Mastro Cheli, il gruppo di Teatro Danza Viaggi fuori dai paraggi ha presentato un work in progress del suo ultimo lavoro dedicato ai viaggi di Ulisse, mentre Davide Ala ha  letto per noi alcune delle sue poesie, pubblicate proprio quest’anno, in collaborazione con le sue educatrici e l’Associazione L’Ancora, nel libro Note e Musica. (Sognando un mondo migliore).

Eccone alcune, per condividere le emozioni che ci hanno trasmesso:

Il sole blu
Mentre ridi c’è un sole blu,
che illumina di azzurro
e splende sui cuori.
Tu sei come un sole,
che va e viene dietro le nuvole
e la vita diviene un sogno caldo e blu.
Solo le anime vere hanno ali per volare.
E tu sei come un sole blu,
che, calmo e lucente,
rischiara i pensieri,
e la nostra pace torna.

Primavera
L’amore esplode dentro di me
mentre guardo il sole che rischiara le persone
e ognuno ricerca un’amicizia eterna.
Sbocciano sentimenti nuovi
e la natura è piena di sensualità.
È bello immergersi nella natura
alla ricerca del mistero
nascosto nella corteccia degli alberi
che portano il mistero della loro storia.
Io mi sento solidale 
perché sto bene con me stesso.
È la vita della natura
che non mi fa paura.
La primavera rimane solo un bel sogno
ed è quello di cui ho bisogno.

Un giorno verrà
Inutile è la guerra
i soldati lottano senza sapere perché
i capi non provano alcuna pietà
la gente non ha colpe
è solo vittima innocente
la nostra protesta in alto salirà
un grido di ribellione arriverà
il giorno verrà
in cui la guerra finirà 
e il mondo più sereno sarà.
Io vorrei che il mondo si fermasse
per riflettere su queste cose
un arcobaleno di emozioni
mi farà cantare per la città
viva la pace viva la libertà
un universo d’amore tornerà
e la felicità prospererà
un giorno e tutti rideranno
e le note del mio cuore
parleranno del sole.

(Video)giocando si impara

Fermarsi a guardare un ragazzo che videogioca a volte è un’esperienza frustrante. Gli parli e non ti sente. Osservi il...

Pubblicato da Edugamers for kids 4.0 su Venerdì 28 giugno 2019

Il bagaglio dell’educatore

Mi piace pensare all'idea che gli educatori lavorino portandosi dietro un bagaglio, uno zaino, un borsone molto capiente, come la borsa di Mary Poppins, infinitamente spazioso, fatto di esperienze passate, personali e lavorative, ma anche vissuti, sentimenti, emozioni che rappresentano, per dirla in breve, gli attrezzi del mestiere.

In occasione della stesura della tesi di Laurea triennale, insieme alla docente che ha seguito il mio percorso, abbiamo provato ad interrogarci sull'attenzione che viene posta sulla figura dell'educatore in quanto persona dotata di un bagaglio di esperienze e vissuti significativi dal punto di vista emotivo che caratterizzano la relazione educativa. Per fare questo abbiamo letto i contributi dei relatori che hanno partecipato al convegno “I colori del neutro” che si è tenuto a Torino nel 2004. Da questi emerge come l'educatore sia chiamato a mettere alla prova innanzitutto se stesso. Nel lavoro educativo, infatti, bisogna essere disposti a mettersi in gioco, con il cuore e con la mente.

Nella relazione educativa transitano emozioni in ognuno dei membri coinvolti. C'è una risonanza del proprio essere e questo avviene in tutte le relazioni umane in cui vi siano scambi comunicativi che abbiano a che fare con il sentimento e con le emozioni. L'educatore non è uno spettatore, ma entra con il proprio sentire nella dinamica relazionale. Elementi come tacere, intervenire, avvicinarsi e allontanarsi sono aspetti costitutivi dell'agire educativo. In questo senso, l'educatore è uno specchio che riflette ciò che vede avvenire e, attraverso la propria capacità di contenere dentro di sé il caos può costruire un senso e restituire significati. 

La relazione educativa è lo strumento principe del lavoro. Questo comporta delle implicazioni emotive le quali, da un lato, sono una risorsa su cui far leva poiché alimentano la vicinanza empatica, dall'altro lato, potrebbero diventare elementi di disturbo in quanto compromettenti, nel momento in cui non si è in grado di stabilire un equilibrio nel riconoscimento dei confini reciproci. In questo modo, la gestione della relazione educativa potrebbe diventare davvero complessa soprattutto di fronte alla presenza di dinamiche legate all’affettività, alla corporeità, alla violenza e all'aggressività. Spesso si tende a ricercare una giusta distanza con le persone con cui ci rapportiamo, ma questo potrebbe appesantire la relazione di un'ansia tale da ridurre il coinvolgimento emotivo che fa parte della professionalità educativa. 

Da questi elementi emerge come il bagaglio, in alcuni casi, rischi di diventare troppo pesante e si corra quindi il rischio di perdere qualcosa per strada, cercando invano di alleggerirlo. Gli elementi che contraddistinguono la relazione educativa sono densi di significati, sono pregni di emotività, toccano corde sensibili.

Questa è la ragione per cui parte del lavoro dovrebbe essere dedicato al raggiungimento della consapevolezza di quello che mettiamo in gioco nella relazione, perché abbiamo la responsabilità del nostro mandato e nel rispetto della nostra utenza e di noi stessi dobbiamo rispettarlo.

I rompiscatole. Storie di giovani eroi senza mantello

Si chiamano Valerio, Syed, Ruby, Felix, Yusra, Louis, Boyan, Aurora, Hillary, Karla. Sono eroi senza mantello, dieci ragazzi di ieri e di oggi, di ogni parte del mondo, che hanno agito con coraggio e determinazione, senza essere certi se la loro tenacia li avrebbe premiati. Sono ragazzi speciali, eppure comuni, che hanno avuto il coraggio di non restare indifferenti.

Sono loro i protagonisti del libro di Vittoria Iacovella, amaro e dolcissimo, ma soprattutto pieno di speranza. Edito da Risfoglia, con il patrocinio di UNHCR, e con bellissime illustrazioni di Lorenzo Santinelli.

C'è chi è uscito da un passato di violenza, chi è scappato dal proprio Paese, chi si è battuto contro l'odio razziale, chi ha sconfitto i limiti della propria disabilità.

Tra le storie narrate, c'è quella di Yusra, ragazzina in fuga dalla guerra siriana insieme alla sua famiglia, che a nuoto ha trainato fin sulla costa greca la barca a rischio naufragio. C'è anche la storia di Ruby Bridges, la prima bambina afroamericana in una scuola elementare di New Orleans.

Le loro storie, dedicate a lettori più e meno giovani, parlano della realizzazione di un sogno, di un ideale da raggiungere a tutti costi, ma soprattutto di coraggio e di lotta contro l’indifferenza.

Casa Mondolfiera e il Servizio Civile

Il Servizio Civile Universale è istituito dallo Stato nel rispetto dei principi della solidarietà, della partecipazione, dell’inclusione e dell’utilità sociale, anche a vantaggio di un potenziamento dell’occupazione giovanile. I settori d’intervento sono l'assistenza, l'educazione e la promozione culturale, l'ambiente, il patrimonio artistico e culturale, la protezione civile, il servizio civile all’estero. Può essere svolto liberamente e volontariamente.

È una grande opportunità e c’è la possibilità che l’esperienza possa aiutare i giovani ad avere un primo e proficuo contatto con il mondo del lavoro. 

La comunità Mafalda, ormai da diversi anni, coinvolge i giovani nell’esperienza formativa e arricchente del Servizio Civile. Si tratta per lo più di studenti che, terminato il percorso universitario, acquisiscono il titolo di educatori professionali. Quest'anno è toccato anche a Casa Mondolfiera sperimentarsi in questa nuova avventura con la giovane e simpatica Dafne nell'ambito del progetto Move Up 17. 

Dafne ha 22 anni ed è una studentessa universitaria della facoltà di Lingue. Ha deciso di sperimentarsi nel Servizio Civile e, dopo la formazione e numerosi colloqui, da metà gennaio finalmente è dei nostri.

Dafne affianca gli operatori coinvolti nella gestione della casa e nella gestione del quotidiano. Entra in relazione con i bambini attraverso il dialogo e condividendo le attività programmate (attività creative, compiti, giochi). Ci sono anche momenti meno strutturati con i ragazzi, come il pranzo o la cena, in cui è possibile sviluppare delle relazioni significative con il gruppo e con gli operatori. 

Queste le parole di Dafne:

Ho deciso di svolgere il Servizio Civile a Casa Mondolfiera convinta, fin dall’inizio, che sarebbe stata un’esperienza di svolta e di apprendimento per la mia persona e il mio futuro. Ho iniziato il servizio solo 3 mesi fa, ma ho già potuto conoscere un ambiente familiare, sicuro ed equilibrato, formato da educatori fantastici che si impegnano al massimo affinché i ragazzi abbiano tutto ciò di cui hanno bisogno. È un ambiente in cui i ragazzi posso crescere, vivere e imparare in modo costruttivo e sano.

Dagli educatori sto imparando come comportarmi con i bambini, come diventare più paziente, come essere d’aiuto per i ragazzi e, spero, anche un punto di riferimento e insegnamento. 

Coloro da cui ho appreso la maggior parte delle cose, però, sono i ragazzi. Attualmente hanno dai 3 ai 14 anni e hanno caratteri, modi di comportarsi e reagire differenti, ma è proprio grazie a queste loro diverse sfaccettature che ho imparato come rapportarmi e comportarmi di conseguenza. Nonostante le differenze d’età e carattere, sono riuscita, a poco a poco, a instaurare un legame sempre più stretto con ognuno di loro. In poco tempo mi hanno insegnato tanto, cose che sono sicura si riveleranno essere fondamentali per il mio futuro. Sto crescendo anche io con loro.

Non vedo l’ora di scoprire, condividere e imparare tante cose nuove in questi prossimi nove mesi e vedere dove mi porterà questa bellissima esperienza.

Grazie Aurora!

Grazie ad Aurora e ai suoi genitori, che hanno voluto festeggiare il giorno della Prima Comunione ricordando i nostri piccoli ospiti. Infatti, al posto delle bomboniere, hanno raccolto un’offerta per l'associazione dei nostri volontari, l'Associazione Premoli.

Tanti tanti auguri e che la vostra generosità sia contagiosa!

Le voci dei nostri bambini

Abbiamo fatto alcune domande ai bambini e ragazzi che vivono nella comunità Mafalda e nella casa famiglia Mondolfiera. Abbiamo chiesto chi sono e che cosa fanno per loro l'educatore e l'assistente sociale e, allo stesso tempo, come modificherebbero il nostro intervento per migliorarlo e per renderlo più efficace. In altre parole, che cosa cambierebbero nel nostro operato per stare meglio.

Con questa piccola ricerca, abbiamo provato a dare voce ai bambini e ai ragazzi e a promuovere la loro partecipazione nel lavoro che compiamo ogni giorno, seguendo la convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza:

Art. 12

Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità.
A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale [...]

Art. 13

Il fanciullo ha diritto alla libertà di espressione. Questo diritto comprende la libertà di ricercare, di ricevere e di divulgare informazioni e idee di ogni specie, indipendentemente dalle frontiere, sotto forma orale, scritta, stampata o artistica, o con ogni altro mezzo a scelta del fanciullo.
L'esercizio di questo diritto può essere regolamentato unicamente dalle limitazioni stabilite dalla legge e che sono necessarie:
a) al rispetto dei diritti o della reputazione altrui; oppure
b) alla salvaguardia della sicurezza nazionale, dell'ordine pubblico, della salute o della moralità pubbliche.


Emerge, dall’intervista qui di seguito riportata, come siano delineati i ruoli dei diversi operatori nella testa dei nostri piccoli ospiti. Allo stesso tempo, i bambini e i ragazzi hanno dimostrato di avere le idee chiare su che cosa vorrebbero migliorare. 

È necessario per loro incontrare le persone che si occupano del loro presente ed essere ascoltati. Riconoscono agli adulti un ruolo importante, si fidano e affidano a loro speranze e desideri per il futuro. Gli operatori sociali diventano guide per il cammino, ma la voce dei bambini deve essere la bussola per orientare questo percorso.

Ecco qui le risposte che abbiamo ottenuto. Buona lettura!

Giovanni (13 anni)

Cosa fa l’educatore? Chi è l’educatore?

Può aiutare i bambini per i compiti o per problemi che ha, può parlargli, chiedere chiarimenti così può dare aiuto. Un aiuto per farmi stare bene per farmi stare tranquillo e non agitato e farmi fare i compiti.

Chi è l’assistente sociale? Cosa fa l’assistente sociale?

È un supporto che mi aiuta a fare in modo che io stia bene, impari l’educazione, il buon comportamento, le regole lontano dalla mia famiglia perché magari non è riuscita a farlo. Si occupa di me e dei miei genitori, di come vanno gli incontri e le uscite.

Cosa ti piacerebbe che facesse l’assistente sociale e che invece non fa?

Farmi tornare a casa prima rispetto a quanto è stato deciso, magari facendomi saltare delle uscite.

Cosa ti piacerebbe che facesse l’educatore che invece non fa?

Portarmi da qualche parte dove mi piacerebbe andare... tipo allo stadio, mi piacerebbe che venisse di più a trovarmi e che mi facesse fare cose diverse, tipo andare a Torino a visitare delle cose.

Linda (9 anni)

Cosa fa l’educatore? Chi è l’educatore? 

Ci insegna le regole e ci educa. È una persona adulta che ci insegna a fare delle cose.

Chi è l’assistente sociale? Cosa fa l’assistente sociale?

È quella che sa delle cose in più degli educatori. Ci ascolta, ci fa delle domande o risponde alle nostre domande.

Cosa ti piacerebbe che facesse l’assistente sociale e che invece non fa?

Mi piacerebbe vederla di più per parlare e capire cosa faccio in comunità.

Cosa ti piacerebbe che facesse l’educatore che invece non fa?

No, gli educatori fanno tutto per noi.

Elena (10 anni)

Cosa fa l’educatore? Chi è l’educatore?

Bada ai bambini, li accudisce, spiega loro perché sono in comunità, li calma quando hanno le crisi. Dipende dall’educatore. È una persona di cui mi fido perché mi ha aiutata tanto in questo anno e poi è la mia referente. Ho fiducia in tutti gli educatori, ma non tutti sono simpatici allo stesso modo.

Chi è l’assistente sociale? Cosa fa l’assistente sociale?

Colei che si occupa di me, che mi farà tornare a casa. È la persona che mi fa capire perché mi ha portata via. Prende delle decisioni che poi comunica al giudice che le dirà di sì o di no.

Cosa ti piacerebbe che facesse l’assistente sociale e che invece non fa?

Vorrei che decidesse nel mio caso, che gli incontri con mamma e mia sorella aumentassero.

Cosa ti piacerebbe che facesse l’educatore che invece non fa?

Mi piacerebbe che gli educatori organizzassero cose da grandi e non solo per piccoli, mi piacerebbe che mi sgridassero meno, che ci facessero giocare di più ai videogiochi e vorrei che giocassero di più con me.

Luca (9 anni)

Cosa fa l’educatore? Chi è l’educatore? 

Mette delle regole, si occupa dei bambini, dà da mangiare, organizza gli incontri con l’assistente sociale.

Chi è l’assistente sociale? Cosa fa l’assistente sociale?

È una persona che vuole aiutare i bambini ad avere una famiglia o a tornare in famiglia insieme al giudice e all’assistente sociale. Sono delle persone che aiutano i bambini ad andare a casa o a trovare una famiglia che li voglia. Parla con il giudice, cerca un posto dove i bambini stanno bene.

Cosa ti piacerebbe che facesse l’assistente sociale e che invece non fa?

Mi piacerebbe che mi ascoltasse, che portasse le mie parole.

Cosa ti piacerebbe che facesse l’educatore e che invece non fa?

Mi piacerebbe che gli educatori mi portassero più spesso in giro.

Sara (10 anni)

Cosa fa l’educatore? Chi è l’educatore?

Colui che aiuta i bambini a fare le cose, tutto… mangiare ecc. La persona che ci legge la storia e non ci fa pensare alle cose di prima.

Chi è l’assistente sociale? Cosa fa l’assistente sociale? 

Colui che aiuta il giudice, ci fa le domande e ci dà informazioni. A volte migliora le situazioni.

Matteo (7 anni)

Cosa ti piacerebbe che facesse l’assistente sociale e che invece non fa?

Mi piacerebbe che venisse più spesso a trovarmi anche quando ci sono tutti gli altri bambini.

Luigi (12 anni)

Cosa fa l’educatore? Chi è l’educatore?

Mantiene i bambini, li aiuta a fare i compiti, cerca di farli stare meglio lontano dalle loro famiglie, li protegge dai rischi e dagli incidenti. Una persona che mi aiuta nel quotidiano, fa lo zaino con me ecc.

Chi è l’assistente sociale? Cosa fa l’assistente sociale?

L'assistente sociale non è così importante, è un riferimento dal punto di vista sociale, ma non è un grande aiuto. Trova una soluzione adatta per risolvere i problemi.

Cosa ti piacerebbe che facesse l’assistente sociale e che invece non fa?

Ascoltarmi di più.

Cosa ti piacerebbe che facesse l'educatore e che invece non fa?

Potrebbe cercare di capire di più il nostro essere bambini.

Noemi (15 anni)

Cosa fa l’educatore? Chi è l’educatore?

Ci sono gli educatori di comunità e quelli personali. Trascorrono la loro vita tra la comunità e casa loro. Ci aiutano nella vita di tutti i giorni, ad affrontare piccoli problemi. È una persona di sostegno.

Chi è l’assistente sociale? Cosa fa l’assistente sociale?

Fa un po' da tramite tra il bambino e le altre persone, il giudice, gli educatori, i genitori, gli affidatari. Aiuta il ragazzo in occasioni speciali, tipo quando deve andare dal giudice o deve ricevere una brutta notizia. Si interessa della vita del ragazzo. 

Cosa ti piacerebbe che facesse l’assistente sociale e che invece non fa?

Mi piacerebbe vederla di più perché mi piace parlare con lei.

Cosa ti piacerebbe che facesse l’educatore e che invece non fa?

Di sicuro gli educatori lo sanno già, ma forse dovrebbero essere più affettuosi con i bambini più piccoli, sennò poi pensano che gli educatori mettono solo in castigo.

Cascina Macondo, un invito a scoprirla

Anna e Pietro sono la coppia che ha fondato Cascina Macondo. Qui, da più di vent'anni, organizzano eventi e momenti volti a integrare la normalità con l’handicap. L'intento principale è quello di diffondere la bellezza che i diversamente abili sanno produrre con il loro linguaggio verbale quasi onirico.

La poesia e il mondo immaginifico che l’handicap è in grado di esprimere rappresentano, infatti, un tesoro e una ricchezza così importanti che la cosiddetta "normalità" si priva davvero di grandi emozioni nel non scoprirli ed esplorarli.

È per questo che Beatrice e Ugo, la coppia residente di Casa Mondolfiera, amici di Anna e Pietro, invitano tutti coloro che ancora non conoscono la realtà di Cascina Macondo a frequentarla. L'occasione potrebbe essere quella dell'ultimo appuntamento del calendario DANZINFAVOLA, previsto per il 26 maggio.

Per ulteriori informazioni, visita il sito di Cascina Macondo e la sua pagina Facebook.