Il bagaglio dell’educatore

Mi piace pensare all'idea che gli educatori lavorino portandosi dietro un bagaglio, uno zaino, un borsone molto capiente, come la borsa di Mary Poppins, infinitamente spazioso, fatto di esperienze passate, personali e lavorative, ma anche vissuti, sentimenti, emozioni che rappresentano, per dirla in breve, gli attrezzi del mestiere.

In occasione della stesura della tesi di Laurea triennale, insieme alla docente che ha seguito il mio percorso, abbiamo provato ad interrogarci sull'attenzione che viene posta sulla figura dell'educatore in quanto persona dotata di un bagaglio di esperienze e vissuti significativi dal punto di vista emotivo che caratterizzano la relazione educativa. Per fare questo abbiamo letto i contributi dei relatori che hanno partecipato al convegno “I colori del neutro” che si è tenuto a Torino nel 2004. Da questi emerge come l'educatore sia chiamato a mettere alla prova innanzitutto se stesso. Nel lavoro educativo, infatti, bisogna essere disposti a mettersi in gioco, con il cuore e con la mente.

Nella relazione educativa transitano emozioni in ognuno dei membri coinvolti. C'è una risonanza del proprio essere e questo avviene in tutte le relazioni umane in cui vi siano scambi comunicativi che abbiano a che fare con il sentimento e con le emozioni. L'educatore non è uno spettatore, ma entra con il proprio sentire nella dinamica relazionale. Elementi come tacere, intervenire, avvicinarsi e allontanarsi sono aspetti costitutivi dell'agire educativo. In questo senso, l'educatore è uno specchio che riflette ciò che vede avvenire e, attraverso la propria capacità di contenere dentro di sé il caos può costruire un senso e restituire significati. 

La relazione educativa è lo strumento principe del lavoro. Questo comporta delle implicazioni emotive le quali, da un lato, sono una risorsa su cui far leva poiché alimentano la vicinanza empatica, dall'altro lato, potrebbero diventare elementi di disturbo in quanto compromettenti, nel momento in cui non si è in grado di stabilire un equilibrio nel riconoscimento dei confini reciproci. In questo modo, la gestione della relazione educativa potrebbe diventare davvero complessa soprattutto di fronte alla presenza di dinamiche legate all’affettività, alla corporeità, alla violenza e all'aggressività. Spesso si tende a ricercare una giusta distanza con le persone con cui ci rapportiamo, ma questo potrebbe appesantire la relazione di un'ansia tale da ridurre il coinvolgimento emotivo che fa parte della professionalità educativa. 

Da questi elementi emerge come il bagaglio, in alcuni casi, rischi di diventare troppo pesante e si corra quindi il rischio di perdere qualcosa per strada, cercando invano di alleggerirlo. Gli elementi che contraddistinguono la relazione educativa sono densi di significati, sono pregni di emotività, toccano corde sensibili.

Questa è la ragione per cui parte del lavoro dovrebbe essere dedicato al raggiungimento della consapevolezza di quello che mettiamo in gioco nella relazione, perché abbiamo la responsabilità del nostro mandato e nel rispetto della nostra utenza e di noi stessi dobbiamo rispettarlo.

I rompiscatole. Storie di giovani eroi senza mantello

Si chiamano Valerio, Syed, Ruby, Felix, Yusra, Louis, Boyan, Aurora, Hillary, Karla. Sono eroi senza mantello, dieci ragazzi di ieri e di oggi, di ogni parte del mondo, che hanno agito con coraggio e determinazione, senza essere certi se la loro tenacia li avrebbe premiati. Sono ragazzi speciali, eppure comuni, che hanno avuto il coraggio di non restare indifferenti.

Sono loro i protagonisti del libro di Vittoria Iacovella, amaro e dolcissimo, ma soprattutto pieno di speranza. Edito da Risfoglia, con il patrocinio di UNHCR, e con bellissime illustrazioni di Lorenzo Santinelli.

C'è chi è uscito da un passato di violenza, chi è scappato dal proprio Paese, chi si è battuto contro l'odio razziale, chi ha sconfitto i limiti della propria disabilità.

Tra le storie narrate, c'è quella di Yusra, ragazzina in fuga dalla guerra siriana insieme alla sua famiglia, che a nuoto ha trainato fin sulla costa greca la barca a rischio naufragio. C'è anche la storia di Ruby Bridges, la prima bambina afroamericana in una scuola elementare di New Orleans.

Le loro storie, dedicate a lettori più e meno giovani, parlano della realizzazione di un sogno, di un ideale da raggiungere a tutti costi, ma soprattutto di coraggio e di lotta contro l’indifferenza.

Casa Mondolfiera e il Servizio Civile

Il Servizio Civile Universale è istituito dallo Stato nel rispetto dei principi della solidarietà, della partecipazione, dell’inclusione e dell’utilità sociale, anche a vantaggio di un potenziamento dell’occupazione giovanile. I settori d’intervento sono l'assistenza, l'educazione e la promozione culturale, l'ambiente, il patrimonio artistico e culturale, la protezione civile, il servizio civile all’estero. Può essere svolto liberamente e volontariamente.

È una grande opportunità e c’è la possibilità che l’esperienza possa aiutare i giovani ad avere un primo e proficuo contatto con il mondo del lavoro. 

La comunità Mafalda, ormai da diversi anni, coinvolge i giovani nell’esperienza formativa e arricchente del Servizio Civile. Si tratta per lo più di studenti che, terminato il percorso universitario, acquisiscono il titolo di educatori professionali. Quest'anno è toccato anche a Casa Mondolfiera sperimentarsi in questa nuova avventura con la giovane e simpatica Dafne nell'ambito del progetto Move Up 17. 

Dafne ha 22 anni ed è una studentessa universitaria della facoltà di Lingue. Ha deciso di sperimentarsi nel Servizio Civile e, dopo la formazione e numerosi colloqui, da metà gennaio finalmente è dei nostri.

Dafne affianca gli operatori coinvolti nella gestione della casa e nella gestione del quotidiano. Entra in relazione con i bambini attraverso il dialogo e condividendo le attività programmate (attività creative, compiti, giochi). Ci sono anche momenti meno strutturati con i ragazzi, come il pranzo o la cena, in cui è possibile sviluppare delle relazioni significative con il gruppo e con gli operatori. 

Queste le parole di Dafne:

Ho deciso di svolgere il Servizio Civile a Casa Mondolfiera convinta, fin dall’inizio, che sarebbe stata un’esperienza di svolta e di apprendimento per la mia persona e il mio futuro. Ho iniziato il servizio solo 3 mesi fa, ma ho già potuto conoscere un ambiente familiare, sicuro ed equilibrato, formato da educatori fantastici che si impegnano al massimo affinché i ragazzi abbiano tutto ciò di cui hanno bisogno. È un ambiente in cui i ragazzi posso crescere, vivere e imparare in modo costruttivo e sano.

Dagli educatori sto imparando come comportarmi con i bambini, come diventare più paziente, come essere d’aiuto per i ragazzi e, spero, anche un punto di riferimento e insegnamento. 

Coloro da cui ho appreso la maggior parte delle cose, però, sono i ragazzi. Attualmente hanno dai 3 ai 14 anni e hanno caratteri, modi di comportarsi e reagire differenti, ma è proprio grazie a queste loro diverse sfaccettature che ho imparato come rapportarmi e comportarmi di conseguenza. Nonostante le differenze d’età e carattere, sono riuscita, a poco a poco, a instaurare un legame sempre più stretto con ognuno di loro. In poco tempo mi hanno insegnato tanto, cose che sono sicura si riveleranno essere fondamentali per il mio futuro. Sto crescendo anche io con loro.

Non vedo l’ora di scoprire, condividere e imparare tante cose nuove in questi prossimi nove mesi e vedere dove mi porterà questa bellissima esperienza.

Grazie Aurora!

Grazie ad Aurora e ai suoi genitori, che hanno voluto festeggiare il giorno della Prima Comunione ricordando i nostri piccoli ospiti. Infatti, al posto delle bomboniere, hanno raccolto un’offerta per l'associazione dei nostri volontari, l'Associazione Premoli.

Tanti tanti auguri e che la vostra generosità sia contagiosa!

Le voci dei nostri bambini

Abbiamo fatto alcune domande ai bambini e ragazzi che vivono nella comunità Mafalda e nella casa famiglia Mondolfiera. Abbiamo chiesto chi sono e che cosa fanno per loro l'educatore e l'assistente sociale e, allo stesso tempo, come modificherebbero il nostro intervento per migliorarlo e per renderlo più efficace. In altre parole, che cosa cambierebbero nel nostro operato per stare meglio.

Con questa piccola ricerca, abbiamo provato a dare voce ai bambini e ai ragazzi e a promuovere la loro partecipazione nel lavoro che compiamo ogni giorno, seguendo la convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza:

Art. 12

Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità.
A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale [...]

Art. 13

Il fanciullo ha diritto alla libertà di espressione. Questo diritto comprende la libertà di ricercare, di ricevere e di divulgare informazioni e idee di ogni specie, indipendentemente dalle frontiere, sotto forma orale, scritta, stampata o artistica, o con ogni altro mezzo a scelta del fanciullo.
L'esercizio di questo diritto può essere regolamentato unicamente dalle limitazioni stabilite dalla legge e che sono necessarie:
a) al rispetto dei diritti o della reputazione altrui; oppure
b) alla salvaguardia della sicurezza nazionale, dell'ordine pubblico, della salute o della moralità pubbliche.


Emerge, dall’intervista qui di seguito riportata, come siano delineati i ruoli dei diversi operatori nella testa dei nostri piccoli ospiti. Allo stesso tempo, i bambini e i ragazzi hanno dimostrato di avere le idee chiare su che cosa vorrebbero migliorare. 

È necessario per loro incontrare le persone che si occupano del loro presente ed essere ascoltati. Riconoscono agli adulti un ruolo importante, si fidano e affidano a loro speranze e desideri per il futuro. Gli operatori sociali diventano guide per il cammino, ma la voce dei bambini deve essere la bussola per orientare questo percorso.

Ecco qui le risposte che abbiamo ottenuto. Buona lettura!

Giovanni (13 anni)

Cosa fa l’educatore? Chi è l’educatore?

Può aiutare i bambini per i compiti o per problemi che ha, può parlargli, chiedere chiarimenti così può dare aiuto. Un aiuto per farmi stare bene per farmi stare tranquillo e non agitato e farmi fare i compiti.

Chi è l’assistente sociale? Cosa fa l’assistente sociale?

È un supporto che mi aiuta a fare in modo che io stia bene, impari l’educazione, il buon comportamento, le regole lontano dalla mia famiglia perché magari non è riuscita a farlo. Si occupa di me e dei miei genitori, di come vanno gli incontri e le uscite.

Cosa ti piacerebbe che facesse l’assistente sociale e che invece non fa?

Farmi tornare a casa prima rispetto a quanto è stato deciso, magari facendomi saltare delle uscite.

Cosa ti piacerebbe che facesse l’educatore che invece non fa?

Portarmi da qualche parte dove mi piacerebbe andare... tipo allo stadio, mi piacerebbe che venisse di più a trovarmi e che mi facesse fare cose diverse, tipo andare a Torino a visitare delle cose.

Linda (9 anni)

Cosa fa l’educatore? Chi è l’educatore? 

Ci insegna le regole e ci educa. È una persona adulta che ci insegna a fare delle cose.

Chi è l’assistente sociale? Cosa fa l’assistente sociale?

È quella che sa delle cose in più degli educatori. Ci ascolta, ci fa delle domande o risponde alle nostre domande.

Cosa ti piacerebbe che facesse l’assistente sociale e che invece non fa?

Mi piacerebbe vederla di più per parlare e capire cosa faccio in comunità.

Cosa ti piacerebbe che facesse l’educatore che invece non fa?

No, gli educatori fanno tutto per noi.

Elena (10 anni)

Cosa fa l’educatore? Chi è l’educatore?

Bada ai bambini, li accudisce, spiega loro perché sono in comunità, li calma quando hanno le crisi. Dipende dall’educatore. È una persona di cui mi fido perché mi ha aiutata tanto in questo anno e poi è la mia referente. Ho fiducia in tutti gli educatori, ma non tutti sono simpatici allo stesso modo.

Chi è l’assistente sociale? Cosa fa l’assistente sociale?

Colei che si occupa di me, che mi farà tornare a casa. È la persona che mi fa capire perché mi ha portata via. Prende delle decisioni che poi comunica al giudice che le dirà di sì o di no.

Cosa ti piacerebbe che facesse l’assistente sociale e che invece non fa?

Vorrei che decidesse nel mio caso, che gli incontri con mamma e mia sorella aumentassero.

Cosa ti piacerebbe che facesse l’educatore che invece non fa?

Mi piacerebbe che gli educatori organizzassero cose da grandi e non solo per piccoli, mi piacerebbe che mi sgridassero meno, che ci facessero giocare di più ai videogiochi e vorrei che giocassero di più con me.

Luca (9 anni)

Cosa fa l’educatore? Chi è l’educatore? 

Mette delle regole, si occupa dei bambini, dà da mangiare, organizza gli incontri con l’assistente sociale.

Chi è l’assistente sociale? Cosa fa l’assistente sociale?

È una persona che vuole aiutare i bambini ad avere una famiglia o a tornare in famiglia insieme al giudice e all’assistente sociale. Sono delle persone che aiutano i bambini ad andare a casa o a trovare una famiglia che li voglia. Parla con il giudice, cerca un posto dove i bambini stanno bene.

Cosa ti piacerebbe che facesse l’assistente sociale e che invece non fa?

Mi piacerebbe che mi ascoltasse, che portasse le mie parole.

Cosa ti piacerebbe che facesse l’educatore e che invece non fa?

Mi piacerebbe che gli educatori mi portassero più spesso in giro.

Sara (10 anni)

Cosa fa l’educatore? Chi è l’educatore?

Colui che aiuta i bambini a fare le cose, tutto… mangiare ecc. La persona che ci legge la storia e non ci fa pensare alle cose di prima.

Chi è l’assistente sociale? Cosa fa l’assistente sociale? 

Colui che aiuta il giudice, ci fa le domande e ci dà informazioni. A volte migliora le situazioni.

Matteo (7 anni)

Cosa ti piacerebbe che facesse l’assistente sociale e che invece non fa?

Mi piacerebbe che venisse più spesso a trovarmi anche quando ci sono tutti gli altri bambini.

Luigi (12 anni)

Cosa fa l’educatore? Chi è l’educatore?

Mantiene i bambini, li aiuta a fare i compiti, cerca di farli stare meglio lontano dalle loro famiglie, li protegge dai rischi e dagli incidenti. Una persona che mi aiuta nel quotidiano, fa lo zaino con me ecc.

Chi è l’assistente sociale? Cosa fa l’assistente sociale?

L'assistente sociale non è così importante, è un riferimento dal punto di vista sociale, ma non è un grande aiuto. Trova una soluzione adatta per risolvere i problemi.

Cosa ti piacerebbe che facesse l’assistente sociale e che invece non fa?

Ascoltarmi di più.

Cosa ti piacerebbe che facesse l'educatore e che invece non fa?

Potrebbe cercare di capire di più il nostro essere bambini.

Noemi (15 anni)

Cosa fa l’educatore? Chi è l’educatore?

Ci sono gli educatori di comunità e quelli personali. Trascorrono la loro vita tra la comunità e casa loro. Ci aiutano nella vita di tutti i giorni, ad affrontare piccoli problemi. È una persona di sostegno.

Chi è l’assistente sociale? Cosa fa l’assistente sociale?

Fa un po' da tramite tra il bambino e le altre persone, il giudice, gli educatori, i genitori, gli affidatari. Aiuta il ragazzo in occasioni speciali, tipo quando deve andare dal giudice o deve ricevere una brutta notizia. Si interessa della vita del ragazzo. 

Cosa ti piacerebbe che facesse l’assistente sociale e che invece non fa?

Mi piacerebbe vederla di più perché mi piace parlare con lei.

Cosa ti piacerebbe che facesse l’educatore e che invece non fa?

Di sicuro gli educatori lo sanno già, ma forse dovrebbero essere più affettuosi con i bambini più piccoli, sennò poi pensano che gli educatori mettono solo in castigo.

Cascina Macondo, un invito a scoprirla

Anna e Pietro sono la coppia che ha fondato Cascina Macondo. Qui, da più di vent'anni, organizzano eventi e momenti volti a integrare la normalità con l’handicap. L'intento principale è quello di diffondere la bellezza che i diversamente abili sanno produrre con il loro linguaggio verbale quasi onirico.

La poesia e il mondo immaginifico che l’handicap è in grado di esprimere rappresentano, infatti, un tesoro e una ricchezza così importanti che la cosiddetta "normalità" si priva davvero di grandi emozioni nel non scoprirli ed esplorarli.

È per questo che Beatrice e Ugo, la coppia residente di Casa Mondolfiera, amici di Anna e Pietro, invitano tutti coloro che ancora non conoscono la realtà di Cascina Macondo a frequentarla. L'occasione potrebbe essere quella dell'ultimo appuntamento del calendario DANZINFAVOLA, previsto per il 26 maggio.

Per ulteriori informazioni, visita il sito di Cascina Macondo e la sua pagina Facebook.

VIP Sognando Chivasso

L’associazione chivassese nasce nel marzo del 2011 da un gruppo di volontari residenti nella zona che prestavano servizio presso l’associazione di VIP Torino ONLUS, dopo vari corsi di clownerie già avviati nel 2004. Ad ogni corso i volontari aumentavano e con il tempo è nata l’esigenza di costituire un gruppo di trainer che potessero occuparsi della formazione e di uno staff ospedale che si occupasse della parte organizzativa. E così è nata l’associazione di VIP Sognando – Chivasso, fatta di volontari di diverse età e diverse esperienze, che hanno fatto della clownterapia la loro missione, non solo nell’ospedale ma anche in strade e piazze e in qualsiasi situazione in cui vi sia bisogno di un sorriso.

Noi li abbiamo visti all’opera in un luminoso pomeriggio di primavera, durante il quale hanno fatto divertire piccoli e grandi!

Se siete interessati a fare parte di questo bellissimo gruppo o volete semplicemente avere maggiori informazioni potete contattare l’associazione al numero 345 0556044 oppure alla mail diresogno@yahoo.it 

Metti una sera a teatro

Sabato 13 aprile nel teatrino Mafalda c’è stato un simpatico spettacolo per famiglie, pensato, immaginato e realizzato da una compagnia teatrale che conosciamo e apprezziamo da tempo. Gli amici del gruppo teatrale “I soliti” hanno portato in scena “Giallo girasole”, con la regia di Patrizia Ferrara. 

Una serata all’insegna della cultura e della spiensieratezza che ha visto la partecipazione di piccoli e grandi e che ha sottolineato come l’arte possa unire persone e modi distanti tra loro. 

Aspettando Pasqua

Da pochi giorni ci fanno l'occhiolino da sopra il pensile della cucina.
Che cosa? Sono le uova di Pasqua coloratissime portate da Giuliana, una delle nostre volontarie dal cuore d'oro.

I Mafaldi e i Mondolfieri, in particolare i più curiosi, non vedono l'ora di aprire il proprio luccicante pacchetto e spaccare l'uovo per liberare la sorpresa al suo interno. E i più golosi? Hanno già l'acquolina in bocca pregustando il delizioso cioccolato 😋

Grazie di cuore, Giuliana!


I nostri volontari

Per lavorare con bambini che hanno vissuto esperienze traumatiche e di profondo disagio serve l’intervento di professionisti preparati. Allora come possono un infermiere, un avvocato, una segretaria, un impiegato, un architetto, un autista, una cuoca, un pensionato, una casalinga essere d’aiuto per questi piccoli?

L’Associazione Ercole Premoli rende questo possibile perché, alle persone che desiderano mettere a disposizione parte del loro tempo, offre varie possibilità di attività a fianco dei bambini della Comunità Mafalda e della Casa Famiglia Mondolfiera.

C’è chi vorrebbe fare qualcosa per questi bambini sfortunati ma ha un lavoro molto impegnativo e ha tempo libero solo nel weekend. In questi casi è perfetta la proposta di diventare "famiglia amica". Accogliere un bambino o una bambina nella propria casa durante il fine settimana rende possibile per lui o per lei fare delle attività che in comunità sono rare (gite fuori porta, cinema, cena al ristorante o in pizzeria) ma soprattutto gli consente di sperimentare cosa significa vivere in famiglia e instaurare delle relazioni sane con gli adulti.

C’è chi si fa avanti per dare una mano “nel pratico” perché ha del tempo libero ma non si sente pronto a stare con i bambini. Il lavoro per loro non manca mai: piccoli lavori di manutenzione in casa, sistemazione degli indumenti e degli oggetti che vengono donati alla comunità, indumenti dei bimbi da stirare o cucire, aiuto nella cura e nell'arredo della casa.  

C’è chi ha tempo libero anche in settimana e si offre di dare una mano per tutte quelle che sono le attività quotidiane in comunità, dall’aiuto nei compiti, al gioco con i bambini, alla collaborazione nelle varie faccende domestiche. A queste persone si chiede di individuare un giorno in cui possano garantire una continuità settimanale o quindicinale e, di volta in volta, concordano con gli educatori in che ambito è più utile che diano il proprio prezioso supporto.

C’è chi si mette a disposizione per affiancare gli educatori negli accompagnamenti e permettere così ai bambini di svolgere le varie attività extrascolastiche: lo sport in settimana, la gara il sabato o la domenica, la festa di compleanno del compagno di classe.

C’è chi si avvicina all'associazione per fare esperienza in questo ambito, su consiglio di psicologi o assistenti sociali, per completare il percorso di preparazione a diventare famiglia adottiva. C'è invece chi sceglie di dare la disponibilità per l'affidamento familiare e si tiene in "allenamento” accogliendo i piccoli Mafaldini nei fine settimana.

Alcune famiglie, poi, dopo un periodo di “allenamento”, iniziano il cammino a fianco di questi piccoli come famiglie affidatarie.  L’Associazione Ercole Premoli viene loro in aiuto, offrendo momenti di confronto con altre famiglie che stanno percorrendo la stessa strada e con operatori che da anni lavorano in questo settore. La finalità è quella di costruire una solida rete in grado di accogliere e sostenere sia il minore che la famiglia a cui è affidato.  

Fanno parte dell'associazione persone molto diverse tra loro, per esperienza, per occupazione, per età, per aspettative. Alcune si avvicinano all'esperienza con entusiasmo e decisione, con l’idea di iniziare subito un'attività tanto coinvolgente. Altre lo fanno in punta di piedi, titubanti perché consapevoli della necessità di trattare con attenzione e delicatezza questi piccoli e un po’ dubbiosi sulla propria capacità di essere davvero d'aiuto.

Alcuni sarebbero pronti a venire in comunità tutti i giorni. Altri faticano a trovare il tempo in mezzo a mille impegni. Altri ancora si fanno avanti per dare una mano quando arriva una richiesta d'aiuto. Qualcuno è capace di riparare un rubinetto? Qualcuno può darci una mano a montare un nuovo gioco? Qualcuno si offre di sistemare il cortile in vista della festa?

Tutte però hanno in comune un desiderio, quello di aiutare i bambini in un momento di difficoltà, e la volontà di farlo con umiltà, senza sentirsi super eroi e con la massima fiducia negli operatori e nel loro progetto.

La nostra associazione non è grande, né famosa. È una realtà piccola, nella quale i soci si conoscono tutti e sono gli stessi volontari a passare parola per coinvolgere amici, conoscenti, parenti. Anche le risorse economiche di cui l’associazione dispone sono esigue, ma i nostri soci e i loro amici sanno essere generosi quando serve e, di tanto in tanto (magari in occasioni speciali come un compleanno, un matrimonio o un anniversario), qualcuno versa sul nostro conto corrente qualche soldino, che viene poi utilizzato per rendere migliore la vita quotidiana dei bimbi ospiti della Comunità Mafalda e della Casa Famiglia Mondolfiera.

Fatevi contagiare anche voi dai nostri volontari e provate a fare un pezzo di strada con noi!

Per informazioni potete contattarci al 011 9188239 o scrivere un'email a info@associazionepremoli.org

Per donazioni: IBAN IT41Q 03359 0160 0100 0001 16398