Aspettando le fragole… assaggiamo la nostra insalata a km zero!

Anche quest'anno è arrivata la primavera e noi Mafaldi vogliamo festeggiarla rendendo il nostro balcone "green". Abbiamo bisogno di aria aperta e di colore. Di pazienza e impegno da dedicare ne abbiamo in quantità, assieme a una gran voglia di fare e di pensare a qualcosa di bello.

È così che nasce il nostro piccolo progetto di "garden therapy" sul balcone, per avvicinare i bambini alla conoscenza e all'osservazione della natura in modo divertente, ma anche responsabile.

Questa attività incide sul loro sviluppo cognitivo, potenziandone le capacità, sull'aspetto emotivo e anche sulla motricità.

Attraverso l'ortoterapia i bambini imparano, sporcandosi le mani, l'interesse e il rispetto verso la natura, i nomi delle piante, il ritmo delle stagioni. Aumentano il loro senso di autoefficacia e la loro autostima potendo vedere, toccare e assaggiare i frutti del loro lavoro. Imparano inoltre a organizzare gli spazi, la disposizione delle piante "amiche" e "nemiche", a dividersi i compiti per mantenere il balcone pulito, ordinato e curato, organizzano i turni di lavoro per bagnare le piante e per la raccolta e gestiscono le piccole frustrazioni cercando di capire che cosa non abbia funzionato (il basilico ha deciso di abbandonare subito la nave!). Concentrandosi su questa attività, i bambini trovano il modo per rilassarsi e mantenere la calma, giocando e muovendosi all'aria aperta.

Un gruppo di scienziati ha pubblicato gli esiti di una ricerca sul Journal of Nutrition, Education and Behaviour che ha sottolineato come il giardinaggio con i più piccoli porti una serie di benefici tra cui la buona salute. In quattro scuole della California è stato applicato il Shaping Healthy Choices Program, un programma bastato sull'assunto che una serie di dinamiche possa sviluppare e migliorare il benessere dei più piccoli. Questo esperimento è durato un anno e tra le varie attività proposte c'era la coltivazione di un orto scolastico. I bambini impegnati nella cura dell'orto sono stati quasi 400, hanno seminato, curato, annaffiato, visto crescere tutte le verdure che venivano poi cucinate nella mensa scolastica o a casa con le loro famiglie. L'esito della ricerca ha dimostrato che i bambini impegnati nel giardinaggio, grazie anche alla collaborazione degli adulti di riferimento, hanno migliorato il loro benessere alimentare.

Il nostro intento inizialmente è stato soprattutto ludico; poi abbiamo cominciato a notare come si presentassero delle riflessioni spontanee rispetto all'attività. Ai bambini piace, a tutti, nessuno escluso, e questo ci sembra già un buon punto di partenza! Inoltre, si rilassano, diventano più tranquilli, imparano a prendersi cura di qualcosa che necessita di continue attenzioni nel tempo (proprio come loro, altrimenti fanno la fine della pianta di basilico), mettendoci pazienza e amore. Infine, aspetto fondamentale, migliora la cooperazione tra di loro.

Sul nostro balcone abbiamo piantato piante aromatiche (rosmarino, alloro, menta, basilico, prezzemolo, salvia), delle fragole e tanta insalata. Per ora. Perché, se l'esperimento funziona, contiamo di impegnarci ulteriormente. L'insalata, oltre a essere piuttosto facile da curare, è il simbolo delle verdure, e i Mafaldi sanno che nei loro piatti, a ogni pasto, una porzione di verdura, anche piccola, deve essere consumata. E domenica, quando abbiamo raccolto la prima insalata, anche chi solitamente non ne consuma grandi quantità, non vedeva l'ora di assaggiarla. Bisogna ammettere che l'insalata a km zero ha tutto un altro sapore e la nostra, poi, è davvero buonissima!

A questo punto non ci resta che aspettare le fragole per una gustosa merenda! Qualcuno ne ha già adocchiate un paio, sotto le foglie, di un timido color rosso.

Una riflessione sul libro “La cura delle infanzie infelici” di Luigi Cancrini

Troppo spesso di fronte a un adulto affetto da una psicopatologia grave gli interventi si riducono all’individuazione di un’etichetta da affibbiare, scorrendo i sistemi di classificazione dei disturbi mentali ormai stampati nella mente di tanti professionisti: sintomi, etichette, farmaci. Troppo facilmente si dimentica l’unicità di ogni persona, racchiusa nelle mille esperienze che hanno segnato la sua storia di sviluppo.

Dietro alle psicopatologie più gravi (e dietro al male che talvolta gli adulti sono in grado di compiere), si celano bambini lacerati da infanzie profondamente infelici, che non hanno avuto la fortuna di instaurare delle relazioni primarie sane e generative.

Le relazioni primarie sono fondamentali poiché al loro interno si apprende una modalità di relazione con se stessi e con gli altri, principalmente tramite tre processi: introiezione (trattare se stessi come si era trattati dalle figure di accudimento); identificazione (comportarsi con gli altri come si comportavano le figure di accudimento); ricapitolazione (comportarsi con gli altri come ci si comportava con le figure di accudimento).

Laddove le ferite inferte da una disfunzionalità di questi processi generino patologie e condotte devianti, è necessario l'intervento di professionisti che mettano in grado i loro utenti di sperimentare un nuovo modo di stare in relazione, all’interno di uno spazio protetto, unico, dedicato. Uno spazio in cui i bambini infelici che gridano dentro corpi ormai adulti possano essere accolti, ascoltati, riconosciuti nella loro specificità, supportati e riabilitati. 

Nel libro “La cura delle infanzie infelici”, Luigi Cancrini, noto psicoterapeuta sistemico-relazionale, ci guida verso una classificazione profondamente umana della psicopatologia, che guarda ai sintomi dell’oggi per ricostruire i vissuti di ieri. Un viaggio toccante dentro la sofferenza dei bambini, con interessanti spunti di riflessione sulle dinamiche che talvolta si instaurano all’interno dei contesti comunitari che li accolgono e dei servizi che si muovono attorno a loro.

Che cosa fa un educatore o un’educatrice in una comunità?

Cosa fa un educatore in comunità?

Mentre cercavo di rispondere a questa domanda mi sono imbattuta nel Diario di un’educatrice, un blog molto interessante per chi opera in questo settore.

Leggo, e condivido, che l’educatore - attraverso l’osservazione e la successiva progettazione di interventi educativi specifici elaborati all’interno di un’équipe multidisciplinare - si occupa di promuovere e sviluppare le potenzialità degli utenti con obiettivi educativi e relazionali.

La bellezza, che poi è anche la maggiore criticità dell’essere educatore, consiste nel fare tutto questo “sporcandosi le mani”, facendosi cioè coinvolgere, mentre la conosce, dalla persona che supporta e aiuta e usando come strumenti principali sé stesso e le attività quotidiane.

Questo rende questo lavoro inimitabile, unico, bellissimo, ma anche molto difficile e faticoso, perché avere cura degli altri nella loro interezza, ridando loro la dignità di essere umano, richiede una grande dedizione e forza d’animo, oltre che fisica, ed è molto difficile in un tempo strano e incerto come quello che stiamo vivendo.

Noi stessi dobbiamo stare bene per poter avere cura degli altri, prendendoci anche cura di noi. Non semplice in tempi di coronavirus, ma neppure impossibile!

Se vuoi conoscere il blog di cui ho parlato, leggi qui

Metti un clown… online!

Una nostra educatrice collabora da anni con l’Associazione Vipsognando Chivasso che qualche giorno fa ha regalato ai nostri bambini un’ora e mezza di puro divertimento… tutto on line!

Mai avremmo pensato che i bambini potessero giocare, saltare, sbellicarsi dalle risate animati a distanza dai simpatici clown di questa associazione italiana che proprio a marzo ha compiuto 18 anni di attività.

È proprio vero, il Covid ci ha costretti a ripensare tutto: le priorità, le modalità di relazione, le attività quotidiane. Ma queste esperienze ci fanno capire che se c'è la voglia di condividere e di stare insieme si possono trovare delle alternative che mai avremmo sognato.

I nostri amici nasi rossi hanno stravolto il loro modo di essere vicini alle persone, di portare leggerezza e sorriso anche dove a volte è difficile trovarlo, negli ospedali ad esempio. E ora si sono reinventati per portare avanti la loro missione anche in tempi strani come i nostri.

Grazie di cuore perché non vi siete arresi!

Se vuoi unirti a loro o conoscere questa splendida realtà visita:http://www.vipsognandochivasso.it/statuto

Gioco dei pacchi a Mafalda


I nostri magnifici volontari dell’associazione Ercole Premoli non sanno più cosa inventarsi per stare vicini ai nostri bambini. Ed ecco che un pomeriggio organizzano un mega gioco dei pacchi, tanti premi, tante risate... Tutto on line!

Di certo c’è la loro inossidabile voglia di esserci, ma è anche grande la capacità della Presidente di organizzare, pensare e coinvolgere, per fare in modo che i legami non si spezzino, che vengano mantenuti e rinforzati, nonostante quello che da oltre un anno ci troviamo a vivere a livello mondiale.

Per chi volesse entrare a far parte di questa grande famiglia, questa è l'email dell'associazione Premoli a cui scrivere per informarsi: info@associazionepremoli.org

Buon compleanno, educatrice!

Ebbene sì, è un giorno speciale! Oggi è il compleanno di Grazia… Sì, perché anche per gli educatori arriva il giorno del compleanno e, se quel giorno sono in turno, allora bisogna festeggiare tutti insieme.

Per prima cosa: ci vuole una torta! “Le piacerà al cioccolato? O forse è meglio una torta alla frutta?” Alla fine il cioccolato vince sempre, mettendo d’accordo tutti.

Quindi ricapitoliamo gli ingredienti: latte, farina, zucchero, uova, yogurt, cioccolato fondente, lievito e, per il top, nutella e smarties. C’è tutto: i Mafaldi si mettono a lavoro: c’è chi setaccia la farina, chi rompe i gusci delle uova e le sbatte, chi prepara il latte, chi spezzetta il cioccolato e naturalmente chi assaggia di nascosto e puntualmente viene colto in flagrante.

C'è sempre grande concitazione quando un educatore compie gli anni. I bambini si organizzano per fargli una sorpresa. Tutti, nessuno escluso! Preparano biglietti, fanno disegni, impacchettano giochi, ognuno vuole dare il proprio contributo, compito del festeggiato è far finta di non accorgersi di nulla!

Corrono da una parte all'altra della casa, non vedono l'ora che arrivi la cena, perché qui a Mafalda il compleanno si festeggia di solito alla sera. Dopo la cena si spengono le luci, si accendono le candeline sulla torta, si preparano i flash dei cellulari per le foto di rito e si canta a squarciagola “Tanti auguri a te!”

Per i bambini il compleanno degli educatori è proprio un evento, è un momento che richiama la vita familiare che noi grandi con gioia condividiamo con loro, sapendo quanto possa essere importante! Per loro è un momento di festa vero, oltre che di condivisione. È uno dei pochi momenti in cui le differenze caratteriali, gli screzi e le liti lasciano il posto a qualcosa di bello e positivo. Sono situazioni che loro ricorderanno e a noi lasceranno ricordi indelebili, perché un compleanno così è sicuramente un compleanno speciale!

Il Laboratorio di Agnese #2

Grazie Giorgio Chiellini!

Grazie ai nostri volontari Manuela ed Eugenio, il famoso giocatore juventino Giorgio Chiellini ci ha regalato una copia del suo nuovo libro, con dedica e autografo. Grande gioia per grandi e piccoli juventini!

Ri-vedersi, ri-scoprire, ri-cominciare

Nel mese di febbraio con il progetto Abilito siamo riusciti a ri-vederci in presenza, cosa che ci sembrava scontata fino a un anno fa.

Invece, una delle cose belle di questa pandemia, è stato ri-scoprire l'importanza dello stare insieme fisicamente, guardarsi negli occhi, parlare sentendo la voce “vera” delle persone, fare una passeggiata uno accanto all'altro, scattarsi i selfie per davvero!

Poter uscire di casa e incontrarci non ci è sembrato quasi vero, sappiamo che è una sensazione che tutti potrete capire, e anche per noi è stata un'emozione unica!

In queste settimane siamo partiti con calma, ci stiamo dando il tempo di riprendere confidenza con lo spazio e con il gruppo in presenza.

Abbiamo dato il benvenuto a Sabrina, che ci ha conosciuti su Instagram e, grazie al libro che abbiamo pubblicato, è diventata una nostra amica. Abbiamo ritrovato Stefania, siamo andati “in brodo di giuggiole” (come ha esclamato Matteo) quando l'abbiamo rivista dopo mesi!

Per ri-cominciare col piede giusto allora ci siamo fatti una domanda: “Perché veniamo ad Abilito?”

La risposta è una bomba: “Perché vogliamo realizzare i nostri sogni.”

Ognuno di noi ha un sogno, un'idea, un progetto che vuole realizzare; nel gruppo trova uno spazio in cui poterlo condividere, confrontarsi e magari incontrare qualcuno che ha lo stesso desiderio. E chi lo sa, magari, realizzarlo!

Se venite a trovarci entrerete per un paio di ore in un'officina di idee vulcaniche: Che ne dite se organizziamo qualche incontro di teatro per esprimere sé stessi? Oppure un corso di fotografia per rendere indelebili le nostre emozioni? O magari qualche ora di canto per armonizzarci come gruppo? Perché non invitiamo qualche signora anziana a giocare a carte con noi per spezzare la sua solitudine? E se trovassimo dei giochi da tavolo per invitare i ragazzi di Caluso a giocare tutti insieme? E non dimentichiamo la parte social: perché non pensiamo a dei podcast?Rimaniamo sul territorio: un progetto con il canile per occuparci dei cani con qualche disabilità?

Queste sono le idee che ci sono venute in mente un pomeriggio dedicato alla riflessione sul progetto Abilito: sono pensieri legati dal filo rosso della voglia di mettersi in gioco, creare occasioni di inclusione, di incontro, di apertura verso nuove opportunità e per stare bene insieme.

Per noi è importante non solo partecipare al progetto Abilito ma anche condividere questa esperienza con chi ne ha bisogno, con chi è solo e sente di non avere più un obiettivo.

Vorremmo anche coinvolgere chi ha la capacità di inventare altre occasioni di incontro, chi ha in mente nuove proposte e voglia di conoscere un gruppo in cui sentirsi a casa per potersi mettere in gioco.

Noi crediamo nei piccoli passi, nei legami che si formano poco a poco, poi diventano sempre più forti e danno una base sicura da cui lanciarsi.

Nei pomeriggi di martedì e giovedì allo sportello in via Bettoia a Caluso dalle 16 alle 18, siamo desiderosi di accogliere chi abbia voglia di fare questo viaggio con noi. Oltre a noi, troverete anche i nuovi volantini che raccontano in breve chi siamo!

A presto!

Volontari lontani, ma… vicini!

Il Covid 19 ci ha obbligato a ripensare e cambiare la quotidianità e le relazioni in comunità, cercando di non perdere l’entusiasmo e la voglia di stare insieme.

Così Maria Grazia, nostra collega, presidente dell’Associazione Premoli, ha coinvolto i volontari in una nuova sfida: come poter stare vicino ai nostri ospiti nel rispetto delle norme restrittive attuali? Ecco che allora c'è chi si è proposta per leggere fiabe ai più piccoli, chi per fare i compiti, chi per giocare… ma tutto rigorosamente on line.

Così il giovedì pomeriggio i piccoli attendono con ansia la videochiamata per ascoltare storie infinite. I più grandi, il sabato mattina, si fanno dare una mano nelle materie più ostiche in un incontro su Google Meet con la famiglia amica; e, fra un ripasso e un'equivalenza, c’è sempre tempo per due chiacchiere e qualche confidenza. Nei freddi pomeriggi dei fine settimana ci sono le videochiamate per giocare a forza quattro, a tris, all’impiccato...

Il tutto è partito da metà novembre, ma la prima occasione davvero speciale è stata il primo giorno dell’anno: grande tombolata on line! Non potendo fare una festa in presenza, come era avvenuto negli anni precedenti, Maria Grazia ha proposto un pomeriggio di gioco tutti insieme. È stato un bel modo di stare insieme per i bimbi e per gli adulti e ha coinvolto molti volontari, famiglie amiche e anche qualche educatore. E per carnevale, invece, c'è stata una bella festa mascherata, comprensiva di grande sfilata, sempre on line.

In questa seconda fase della pandemia noi educatori ci sentiamo meno passivi. Non possiamo più aspettare che passi l’emergenza: abbiamo invece scelto, pur nel rispetto dei grandi vincoli dati dalla situazione, di essere più propositivi e di sfruttare al meglio le nuove tecnologie come spiragli per trovare nuove strategie e nuove forme relazionali.