Educatori professionali, un corpo diviso a metà

Qualche settimana fa, ci siamo imbattuti in un interessante ed esaustivo articolo sulla figura dell’educatore professionale.

Ormai da anni si parla della doppia figura professionale, sanitaria e sociale, come se un approccio escludesse l’altro, e di albo per tutti, o solo per gli uni o solo per gli altri. Come per tante altre professioni, prima semi nascoste o poco conosciute, anche per gli educatori la pandemia ha portato a galla dissonanze, risorse e criticità.

Per saperne di più, vi invitiamo a leggere l'articolo completo su Vita.it a questo link.

“L’educazione” di Tara Westover

di Fiammetta Gasco

Ho da poco terminato di leggere un libro che mi ha fatto pensare e riflettere sul nostro ruolo di educatori. Qual è il valore più profondo dell’educare? Cosa porta con sé l’atto educativo? A cosa deve mirare l’intervento di noi educatori?

Pur in un contesto e in un luogo lontano dal nostro, la storia di Tara Westover, narrata da lei stessa nel libro L’educazione, sembra poterci dare alcune risposte.

Tara nasce in una singolare famiglia mormona delle montagne dell’Idaho: non è registrata all’anagrafe, non è mai andata a scuola, non è mai stata visitata da un dottore. È cresciuta senza libri, senza sapere cosa succede nel mondo o cosa sia il passato. Fin da piccolissima, Tara aiuta i genitori nei loro lavori: in estate a stufare le erbe per la madre ostetrica e guaritrice, in inverno a lavorare nella discarica del padre, per recuperare metalli.

Con la sua famiglia si prepara alla sicura fine del mondo, accumulando lattine di pesche sciroppate e dormendo con uno zaino d’emergenza sempre a portata di mano. Il clima in casa è spesso pesante. Il padre è un uomo carismatico quanto folle e incosciente, fino a diventare pericoloso. Il fratello maggiore Shawn è chiaramente disturbato e diventa violento con la sorella. La madre cerca di difenderla, ma rimane fedele alle sue credenze e alla sottomissione femminile prescritta. 

Ma ecco che, a un certo punto della sua vita, grazie anche a una serie di eventi e incontri fortuiti, Tara fa una scoperta: l’educazione. Nell’educazione Tara intravede la possibilità di emanciparsi, di vivere una vita diversa, di diventare una persona diversa. 

Ecco allora che, attraverso la lettura di questo libro, affiorano le prime risposte alle nostre domande: l’educazione come una rivelazione, l’educazione come prospettiva per vedere la propria esistenza con occhi nuovi, l’educazione come opportunità per cambiare il proprio percorso di vita. 

Ma se Tara riesce ad arrivare a ciò in modo autonomo, pur attraversando rocambolesche e a volte terribili avventure, non sempre questo piccolo miracolo accade. E laddove non accade, è proprio a noi educatori che spetta il compito di tentare il miracolo, il miracolo di poter dare nuove prospettive ai bambini e ai ragazzi che seguiamo, il miracolo di riuscire a invertire la rotta di una navigazione tempestosa, il miracolo di poterli condurre verso nuove mete lasciandosi alle spalle i venti di tempesta.

Ecco il nostro album delle vacanze!

Non vi mostriamo i sorrisi dei nostri bimbi e ragazzi, quelli li dovete disegnare nella mente. Ampi, a trentadue denti, pieni di gioia e curiosità: è così che dovete immaginarveli, perché è proprio così che sono.

Non vi mostriamo i sorrisi, dicevamo; quelli li immaginerete. Ma vi mostriamo i luoghi dove i nostri ragazzi hanno riso a crepapelle, hanno giocato tutti insieme, hanno sperimentato luoghi e atmosfere differenti, hanno affrontato situazioni nuove, hanno visto paesaggi meravigliosi... In poche parole, luoghi dove sono diventati un po' più grandi.

Vacanzeee!

Finalmente estate. Quest’anno, per tutti, ma in particolare per i bambini e per i ragazzi, è un'estate molto diversa.

Non c’è stato stato il rito della fine della scuola. Non ci sono state le serate in pizzeria, più o meno attese. Non ci sono state le feste con le maestre. E anche i centri estivi non ci sono o sono solo per pochi.

Ma cosa importa?? Il virus sta rallentando, fa caldo, non ci sono le lezioni, le giornate sono più lunghe. E allora, che estate sia! 

Così Mafalda e Mondolfiera partono per le vacanze. Quest’anno niente mare: come si fa, noi che siamo in dieci, a non creare un assembramento sul bagnasciuga? Allora si va in montagna; una vacanza diversa, al fresco, immersi completamente nella natura, alla scoperta di ruscelli, piante, foglie, ma anche di mucche e caprette… Alla fine basta poco per staccare la spina e per divertirsi insieme!

Adotta una stanza… al via!

Tempo fa abbiamo lanciato l'iniziativa Adotta una stanza. Siamo felici e orgogliosi di comunicarvi che abbiamo avuto la conferma che, per i nostri bambini, la generosità non si ferma mai, neanche ai tempi del Covid. Così, seppure più lentamente del previsto, ma con grande determinazione, è partito il progetto “Adotta una stanza”, e un pomeriggio due amici, muniti di mascherina, nonostante il caldo torrido, si sono messi a dipingere il nostro salone di giallo sole.

Nel frattempo, i bimbi tutti in cortile a giocare, mentre i volontari hanno lavorato per ore per regalare un nuovo volto al salone dei giochi, che ora non solo è pulito, ma luminoso e allegro come il sole.

Attendiamo i prossimi volontari: la casa è grande, e c’è sempre bisogno di una mano!

Metti un pomeriggio in cucina

Il nostro cheesecake alle fragole

Cosa c'è di meglio che cucinare insieme grandi e piccoli?

È un modo per prendersi cura del corpo e dello spirito, è un momento di importante condivisione. Attraverso la cura del cibo passa anche la cura per l’altro. E così, complici un cesto di fragole e la voglia di qualcosa di fresco, ecco che viene fuori una splendida cheesecake.

Detto così, sembra semplice. Ma il lavoro non è stato né facile, né lineare. Non sono mancati litigi, c'è stato chi si è offeso, chi ha fatto qualche pasticcio. Ci abbiamo messo il doppio del tempo, sporcando molte più stoviglie di quanto non fosse necessario, ma siamo stati insieme.

Il risultato? Bello, innanzitutto; potete giudicarlo voi stessi dalla foto. E poi, anche molto buono. In tutti i sensi, compreso quello del gusto 😊 

Un ulivo e altri alberi

Il nostro piccolo ulivo

Il nostro educatore Alberto ha scelto il giardinaggio per intrattenere i bambini e i ragazzi di Mafalda in questo lungo periodo di lockdown.

Non è stato un giardinaggio qualunque. Abbiamo iniziato piantando simbolicamente un ulivo che crescerà con noi, segno di rinascita e di speranza. Ma poi, poiché ci abbiamo preso gusto, l’ulivo non è rimasto da solo. Adesso è in buona compagnia con altri piccoli alberi da frutto!

Impastando s’impara

(NDR: Articolo scritto durante il lockdown)

È domenica e piove, anzi diluvia!

Questa è proprio un'ingiustizia: è domenica e piove! È vero che in questo periodo di isolamento tutti i giorni sono uguali, ma la domenica è sempre un giorno speciale! Questo almeno per me, Chiara, che qui faccio l'educatrice e che nella testa ho il ricordo di domeniche felici, tutta la famiglia riunita a pranzo dai nonni. La nonna faceva le tagliatelle verdi con il ragù, la mamma il bonet. Era il giorno in cui si usava la tovaglia della domenica e tutti erano vestiti con l'abito della domenica. Insomma, questo ritornello (“della domenica”) stava bene un po' con tutto!

Ma per i nostri bambini, quelli che incontriamo nel nostro lavoro, non per tutti, ma la per maggior parte di loro, non è così. È un giorno come gli altri, si fanno le stesse cose, la routine è pressoché la solita, aggravata dalla noia e dal cattivo umore che questa maledetta giornata di pioggia si porta dietro! E in più oggi ci viene anche negata l'ora d'aria. Non possiamo certo uscire in cortile con questo tempo!

E invece no. Oggi sarà comunque una giornata diversa, una giornata di festa. Dobbiamo inventarci qualcosa. Idea: occuperemo la cucina! E nel frattempo, dato che è quasi ora di pranzo, che ne dite di preparare gli gnocchi? Mettetevi i grembiuli, ho la sensazione che ci sporcheremo un bel po'!

Qualcuno dei bambini chiede che cosa mai siano gli gnocchi e dichiara in modo certo e inequivocabile di non averne mai visto uno nemmeno per sbaglio!

E allora oggi è la giornata giusta! Raccogliamo tutte le patate che troviamo in dispensa e le facciamo bollire. Poi aspettiamo e distribuiamo ad ogni bambino il suo piatto con le patate e un po' di farina. Quanta? A naso, a caso; tanto nella ricetta che abbiamo scelto c'è scritto “q.b.”! Aggiungiamo un po' di sale qua e là e poi ognuno inizia a impastare!

L'impasto non deve essere troppo appiccicoso, ma un po' sì. E forse bisognerebbe metterci un uovo, ma anche no. Tutti consigli letti su blog e libri di cuoche provette, ma noi oggi facciamo così, poi ci miglioreremo. L'importante è divertirsi e sporcarsi un po', scaricare le tensioni e rendere questa domenica partita male una giornata da ricordare!

Per essere sicuri di avere un'alternativa, visto che è domenica, oggi il menu prevede un bis di primi, e mentre preparo velocemente una pasta al pesto, i bambini sono concentrati sul loro lavoro, impastano, si guardano e, a vicenda, si fanno i complimenti sull'esito. Tagliano, fanno salamini, pallini, rotolini - anche rotoloni - e forme più disparate, tutte diverse, ma tutte belle. Per un attimo non litigano, non si insultano, non rincorrono, non si prendono in giro. Per un lungo momento, sono un gruppo, e ognuno è entusiasta del lavoro dell'altro, si aiutano e in ugual modo partecipano.

E non è semplice, perché questo momento, durato relativamente poco nel tempo, lascia il ricordo di qualcosa di bello che in un momento come questo è fondamentale. A noi grandi serve per rispolverare i ricordi dei pomeriggi con la nonna, da bambina, quando a tutti i costi volevi imparare a diventare brava come lei e lei, pazientemente, ti lasciava fare. Forse a volte è più spontaneo e immediato fermarci a pensare alle cose negative che la quarantena ci sta facendo provare, al pessimismo che ultimamente ci accompagna, senza renderci conto che lo trasmettiamo anche a chi ci sta vicino. Quegli gnocchi saranno sicuramente buonissimi, ne siamo tutti sicuri!

E quando finalmente li mangiamo, li assaggiamo accuratamente, e loro cercano di indovinare chi ha fatto quale, e concludiamo che, sì, certo, alla prima occasione li dovremo rifare, perché sono proprio la fine del mondo!

Il pranzo finisce e ritorna la routine, ricominciano le urla, le discussioni sul film da scegliere, la nostra quotidianità.

Con la didattica a distanza, l’inclusione è possibile?

L’emergenza Coronavirus ha travolto e stravolto la nostra quotidianità, lavoro e scuola in primis. Se per tutti i bambini la didattica a distanza è stata ed è una sfida, lo è maggiormente per chi non possiede i mezzi, un pc e una connessione, per i figli di molti stranieri e ancora di più per chi è portatore di una disabilità, per chi ha un PEI o un PDP. Le singole istituzioni scolastiche hanno cercato di rispondere come potevano, affidandosi a esperti esterni, coinvolgendo le associazioni, chiedendo aiuto alle famiglie.

Difficile però trovare soluzioni concrete e pratiche a tutte queste diverse problematiche. Tutti siamo consapevoli che i bisogni educativi speciali di uno studente con disabilità certificata  sono molti e complessi. L’inclusione quindi è stata ed è una sfida nella sfida. Scuola inclusiva significa infatti scuola per tutti, anche per i gruppi più fragili e vulnerabili, per i figli di migranti, per gli alunni con DSA. Se già è difficile in tempi normali, adesso si è purtroppo creata un'evidente marcatura della disuguaglianza. Questi alunni e le loro famiglie non devono però essere lasciati soli, sennò il gap si amplierà e il ritorno alla normalità sarà ancora più duro. I nostri educatori del SAACP ci stanno provando; si sono messi in gioco e, nonostante le mille difficoltà, cercano di stare accanto ai loro bambini e ragazzi, trovando forme nuove di sostegno educativo, e ricordando sempre che “integrazione” non è solo apprendimento, ma anche e soprattutto stare in relazione.

Il buco di Anna Llenas

Il buco di Anne LLenas, edito da Gribaudo, è un libro molto semplice, apparentemente banale, eppure molto profondo.

Giulia, la protagonista, è una bimba come tante altre, ma un giorno qualcosa si spezza. Comincia a sentirsi un vuoto dentro, un buco nella pancia, che non le piace per niente, la fa stare molto male. Prova tanti modi per colmarlo, per riempirlo. Cerca dei tappi, alcuni sono pericolosi, altri solo apparentemente buoni; alcuni paiono funzionare, ma è solo per poco tempo.

Tenta ogni strada per farlo sparire, per cancellarlo da sé e tornare la bimba felice di prima, ma ottiene il risultato opposto: il buco si apre sempre di più.

Alla fine Giulia capisce che non serve a nulla cercare fuori di sé. È invece dentro se stessa che deve guardare per trovare la cura a quel buco che la tormenta di continuo. 

Questa storia, ideata per i bambini, insegna anche a noi adulti a trovare in noi stessi la capacità di resistere e di superare le difficoltà, i lutti e le perdite che ci fanno soffrire, tentando di dare senso e significato a ciò che apparentemente non ne ha. In una parola, è un libro che spiega come diventare resilienti.