Il pigiamino strappato, un libro da leggere

Tetraparesi spastico-distonica. Tris di parole difficili. Da dire, da scrivere, ma soprattutto da accettare come destino. Ancora di più se quel tris di parole indica la diagnosi di un bambino, di proprio figlio, appena venuto al mondo.

“Chi ha un figlio” - si legge nella prefazione del libro Il pigiamino strappato - “sente e vede in lui uno dei pochi piedistalli per sorreggere la fragilità di questo momento finito che chiamiamo vita; quando il piedistallo viene però rotto [...] vacilla da subito ogni sicurezza ed esce fuori quell'altra forza motrice che conserviamo dentro: la paura. [...] Tutto ciò che vogliamo si trova dall'altra parte della paura”.

Nel libro, Giovanni Parentignoti racconta la vita del figlioletto Sergio, affetto da questa grave forma di disabilità, provando a esplorare quello che accade nella testa e nel cuore di un genitore di fronte a una sfida che sembra impossibile da superare.

“Non è vero che col tempo la sofferenza si scioglie e si somatizza,” scrive ancora Parentignoti nella prefazione, “la sofferenza congela il tempo, lo ferma, lo rende maledettamente infinito”.