Fragilità sociale, i dati Istat sui nuclei monogenitore

Secondo i dati Istat, sono cresciuti di oltre il 10% nell’arco di 33 anni i nuclei familiari monogenitore: da 468 mila del 1983 (5,5% del totale dei nuclei con figli minori) a 1 milione e 34 mila del 2016 (15,8%).

L’86,4% dei nuclei monogenitori (893 mila) sono formati da una madre con uno o più figli, mentre i padri soli sono circa 140 mila nel 2016, contro i 66 mila del 1983. A fronte di una crescita del  numero totale di nuclei monogenitore, la proporzione tra madri e padri soli resta quindi più o meno invariata. 

Nel 57,6% dei casi, all’origine del nucleo monogenitoriale formato da madre e bambino/i vi sono una separazione o un divorzio. Nel 34,6% dei casi invece si tratta di madri nubili, fenomeno in grande crescita (+ 15,7%) rispetto al 1996. 

L’elemento più preoccupante è che il 36,2% delle madri sole non lavora. Questo dato ha avuto un incremento di circa l’8% in dieci anni per effetto della crisi. Com’è facile immaginare, la situazione economica di queste famiglie è molto critica. In più della metà dei casi, una spesa imprevista di 800 euro diventa un problema e una vacanza di una settimana non è sostenibile. E in un caso su 5 si accumulano ritardi sui pagamenti di mutui, affitti e bollette.

Dal 1996 sono aumentati di circa 100 mila unità anche i minori che vivono solo con il padre. I padri soli sono generalmente più grandi di età rispetto alle madri (il 44,9% ha tra i 45 i i 54 anni, contro il 31,8 delle madri) e il 77,1 per cento ha un’occupazione (contro il 63,8 delle madri). Come nel caso delle madri sole, la maggioranza dei padri soli sono separati o divorziati, mentre la percentuale di vedovi è pari a più del doppio rispetto alle madri. 

Fonte: Redattore Sociale