Auguri per delle feste felici e generose

Letterine di Natale

...E quando arriva il profumo del Natale, anche gli operatori di Mafalda e Mondolfiera si travestono. Non indossano la barba bianca e la divisa rossa, né le scarpe a punta, ma ogni anno si vestono della magia del Natale, in tasca una manciata di polvere di stelle. Si comincia con la stesura delle letterine, incoraggiata con un pizzico di fantasia e qualche rivista pubblicitaria per renderle più vere. Poi si procede con la spedizione delle lettere, rigorosamente ripagata con latte e biscotti, che le renne monelle degli elfi di Babbo si sbafano ogni anno. E finalmente, via con la caccia ai regali!

Ai Mafaldi e ai Mondolfieri Babbo Natale fa una dispensa speciale, e dona a ogni quasi-elfo il suo spirito natalizio. È così che la bontà si fa strada, è così che si supera la scarsità delle risorse economiche per i regali, è così che la Provvidenza arriva al momento opportuno, è così che il collega ti consiglia di non ripiegare sul bambolotto se Maria desidera un Cicciobello, è così che arriverà il Natale vero, quello che farà brillare gli occhi incantati dei piccini.

Una volta trovati, i regali vanno impacchettati, infiocchettati, nominati... e soprattutto messi al sicuro!
Babbo Natale quest'anno non mancherà di certo, e sarà lui in persona a consegnare lui il frutto delle fatiche dei quasi-elfi.

Bene, ora si torna al lavoro, quello del quasi-elfo è un duro mestiere.
E forse, mentre voi leggerete queste righe, Mafaldini e Mondolfierini staranno guardando con meraviglia i loro brillanti pacchetti, fremendo dal desiderio di stracciare i lustrini per tuffarsi nel loro (strameritato) angolo di felicità.

Inner peace, la meditazione continua

Inner Peace continua a portare festa e gioco ai Mafaldi e ai Mondolfieri. La meditazione è sempre l'inizio di un ricco pomeriggio, in cui i piccoli accettano nuove regole, per entrare in contatto con sé stessi e trovare un equilibrio più profondo.
Sabato 25 novembre, però, oltre alla "classica" meditazione - che ormai si utilizza anche nelle serate casalinghe - gli amici dell'associazione hanno voluto offrirci magia e saggezza.
Attraverso una magica storia, i bimbi hanno appreso senza accorgersene il valore della perseveranza, l'importanza di non perdersi mai d'animo e di continuare sempre a lavorare e a lottare per ciò che si desidera.
Poi, un mimo, uno spettacolo tutto da ridere e una mega merenda, come sempre offerta dagli amici meditatori.
Non possiamo che concludere con una frase della storia "Il granello brontolone":
Kundala aveva messo il semino al momento giusto e il granello aveva finalmente riacquistato la gioia e il buonumore di quando si sta insieme in armonia!

Il volo della mongolfiera, una storia per due saluti

A Mondolfiera nel mese di novembre c'è stato un avvicendamento di educatori. L'équipe della casa famiglia saluta Federica e la ringrazia per quanto ha fatto e dà il benvenuto a Silvia. Lo fa con questa piccola storia.

Buona lettura!

Questa è una storia assai rara, che nasce nel cielo e continua sulla terra, una storia più che vera che parla di un sogno divenuto realtà. Proviamo ad ascoltarla con le orecchie, a guardarla con gli occhi ma soprattutto a comprenderla con il cuore.

C’era una volta, neanche tanto tempo fa, un bambino un po' peperino che aveva lo strano vizio di storpiare i nomi di tutti, e così come inventava i nomi più buffi per tutte le cose, cercava di stravolgere le regole del vivere comune, forse nel tentativo di renderle più belle, o, almeno, più accettabili ai suoi occhi.

Al tempo, il bambino peperino viveva in una grande casa colorata, uno spazio unico solo per i bambini conosciuto come il Regno dei Mafaldi e dei Mafaldini, un mondo aperto, con tanti amici che avevano la missione comune di colorare vite un pochino più grigie, pronti a superare insieme tutte le sfide quotidiane.

In questa casa c’erano molti volontari che aiutavano i Mafaldini, e fra queste persone speciali, il bambino peperino ebbe la fortuna di incontrare Bea e Ugo, che un giorno decisero di portarlo a vedere le mongolfiere, volevano fargli un grande regalo e insegnargli che si può volare, se lo si desidera forte forte e se non si è da soli!

Il bimbo si illuminò alla vista di tutti quei colori nel cielo, era emozionato e pieno di gioia e in quel momento per lui fu chiaro che sì, si può proprio volare se qualche adulto ti aiuta a farlo, se ti insegna con pazienza, se ti alza con amore quando cadi, se ti sorregge con fiducia nelle vittorie e nelle sconfitte…….e se poi hai una MONDOLFIERA , con il mondo che gira intorno a te, si vola ancora meglio!

Ecco che ancora una volta il bimbo peperino coniò un nuovo nome, che suonò bellissimo alle orecchie di Bea ed Ugo tanto da farli rimanere colpiti da tutto quell’entusiasmo. Così i due iniziarono a pensare, a fare dei progetti, a fantasticarci su, immaginando per loro e per tanti altri bambini un mondo ancora più colorato.

Poco dopo, con l’aiuto di molti, le fantasie diventarono realtà: dal cielo la Mondolfiera planò dolcemente sulla terra, diventando CASA MONDOLFIERA, dove Bea e Ugo  si trasferirono per poter accogliere bimbi speciali che volevano volare, ma che non avevano nessuno che potesse aiutarli a farlo.

Il regno dei Mondolfieri era  vicino, vicinissimo  a quello dei Mafaldi, ma non erano affatto in guerra, come facevano tanti regni intorno a loro, non badavano alle cose inutili, come la conquista di terre, dell’oro e del denaro, no.. loro vivevano  in pace ed erano grandi amici, si sostenevano l’un l’altro e quella era la loro più grande ricchezza!!

Il Regno dei Mondolfieri cominciò a crescere e i bambini cominciarono ad arrivare dai posti più diversi, con età e bisogni differenti, e così gli eroici Bea e Ugo si accorsero che Casa Mondolfiera aveva bisogno di una mano, non bastavano più loro due, avevano bisogno di un Mondo-Alfiere che accorresse ad aiutarli a tenere la mano a tutti i bambini!

E fu così che dal vicino Regno dei Mafaldi e Mafaldini, arrivò una persona disponibile a trasferirsi, a cambiare la propria casa e le proprie abitudini, per fare un pezzettino di strada con loro.

In realtà la strada non era segnata su nessuna mappa e così i tre, seguiti da tutti i bambini, dovettero cercare il cammino, a volte viaggiavano veloci e sicuri su strade larghe, nuove, appena asfaltate, mentre altre volte dovettero arrampicarsi per sentieri ripidi e inesplorati, facendo molta fatica a non farsi male con i rovi e i rami che ostruivano il percorso.

Il progetto però portò i suoi frutti, i bambini crebbero forti, in salute e bellezza e grande fu l’orgoglio di tutti!

Il Regno trovò una sua identità, venne riconosciuto da tutti i paesi confinanti, e non solo dagli amici Mafaldi, si fece sempre più forte e ammirato.

Un giorno, però, al Mondo-Alfiere venne affidata una nuova missione, non poteva più stare in quel Regno a cui aveva già donato tanto, non poteva più fermarsi oltre, e il suo tempo in Casa Mondolfiera stava per terminare. Con grande affetto il Mondo-Alfiere avrebbe portato tutti con sé, nei suoi ricordi e nel suo cuore, ma la sua strada lo attendeva e senza indugi dovette salutarli.

Bea e Ugo iniziarono così a cercare un nuovo candidato, che fosse altrettanto bravo e disponibile, cercarono nei paesi più lontani, ma non era un compito facile: un Mondo-Alfiere deve essere forte, attento, robusto, con spalle larghe per giocare, trasportare, aggiustare… ma soprattutto con orecchie grandi per ascoltare tutte le parole, anche quelle non dette, con occhi immensi per vedere tutto ciò che resta nascosto dentro il cuore, ma anche perché i bambini si possano specchiare, con braccia larghe, per abbracciare anche chi resta più lontano…

Dove trovare un Mondo-Alfiere così? Il compito era difficile, certo, ma Bea ed Ugo non erano mai soli, ancora una volta i Mafaldi li aiutarono e proprio lì, nel regno da cui arrivava il primo Mondo-Alfiere, trovarono il suo successore!

Tanta fu la gioia e la felicità, che subito decisero di intraprendere un nuovo viaggio, non importa quanto siano ripidi i sentieri, quante pietre intralcino il cammino, quanti rovi grattino le gambe, quante tempeste cadano sulle teste… se si è INSIEME il mondo è sempre pieno di colori! E tutti, come le mongolfiere, possono volare.

Il primo compleanno di Mondolfiera? Si festeggia con un rap!

Una candelina, un anno,
un passo, una casa.....
se sommiamo i numeri viene 4, ma noi abbiamo 2 occhi per guardare il mondo,
perciò 4 x 2 fa 8.
Ecco, finalmente ci siamo, dopo un anno festeggiamo, ma prima ci presentiamo...
un po' buffi però siamo veri, siamo i famosi mondolfieri.
Siamo otto e non siamo venti, ma siamo contenti
di abitare in Casa Mondolfiera nelle stanze dei venti:
ponente, libeccio, tramontana, dipende dove gira la nostra meridiana;
ma non dimentichiamo la camera scirocco, bella colorata come un gran balocco.
I venti ci servono per alzarci in volo, in alto fra le nuvole da polo a polo
dentro il cesto della Mondolfiera, tutti i giorni da mattina a sera.
Come presi dal turbine nell'aria, facciamo i compiti dall'infanzia alla primaria
senza dimenticare la scuola secondaria.
Viviamo sempre a contatto con la natura, siamo belli e coraggiosi senza paura...
se volete, chiamateci Mondolfieroi...perché poi,
la nostra casa è vicino al fiume e quando arriva la sera accendiamo più di un lume,
si leggono le storie, si raccontano leggende, però attenti....
dopo mangiato si lavano i denti,
prima di andare a letto, tutti in pigiama sotto lo stesso tetto.
Insomma, siamo i bambini del futuro, sappiamo guardare oltre il muro
chi ci cerca ci può trovare tra le varie attività:
nuoto, teatro, violino, tà tà tà.
Il nostro obiettivo (lo diciamo a tutto tondo)
è di vivere in un mondo sopra questa terra, senza confini, senza la guerra.
PLEX...BOMMIRE CANNONESE, ASCRUMA WAZZAPPE'
CHE CHISO LA ZUCCONA, MA MOLE MA PICCHE'...CIU' CIUUU.
Questo è il rap di Casa Mondolfiera,
una casa allegra, colorata, senza noia... sembra di essere a una “fiera”.

Adozioni, tutti i numeri in calo

Le adozioni in Italia nel 2016? Tutti i numeri sono in calo. Questo è quanto emerge da un articolo di Vita.it.
Non solo, però. I segni meno si devono utilizzare anche per descrivere la situazione del settore negli ultimi quindici anni.
Il Dipartimento per la Giustizia minorile ha pubblicato i dati relativi alle adozioni in Italia nel 2016. Ecco che cosa evidenziano.
Nel 2016 sono stati 249 i minori con genitori ignoti dichiarati adottabili, un calo drastico e inarrestabile dal 2007 (642); sono stati invece 945 i minori con genitori noti dichiarati adottabili, in calo dal 2014 (1222).
Sono state 8.305 le domande di disponibilità all'adozione di minori italiani, ovvero quasi 7 coppie per ogni bambino adottabile, dato dimezzato dal 2006. E comunque sono state 899 le adozioni nazionali, il 15% in meno rispetto al 2015. Ciò significa che nonostante il numero di coppie disponibile sia alto, non si riesce a dare una famiglia a tutti i bambini dichiarati adottabili (1194).

Home visiting, la prevenzione si fa a casa

Che cos’è il cosiddetto Home visiting? È una misura preventiva per ridurre i casi di maltrattamento verso i minori prevista dall’OMS. Ma l’home visiting non deve essere vista come una forma di controllo. Si tratta infatti di un intervento a sostegno della genitorialità che può essere messo in campo anche prima della nascita del bambino, a fine gravidanza, in tutti quei casi a rischio caratterizzati da fattori quali la giovane età o la solitudine della madre, problemi di dipendenza o isolamento della coppia genitoriale. In queste situazioni, spesso, la nascita è percepita come un ulteriore fattore di stress e non come un evento positivo. L’operatore dell’Home visiting può dare un supporto prezioso, a livello sia emotivo sia pragmatico, affinché i genitori non si sentano soli di fronte al compito di accudire il neonato.
Le linee guida dell’Home visiting sono state presentate questo mese a Roma dal Cismai (Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia) ai fini di diffondere l’utilizzo di questa misura tra i servizi pubblici del Terzo settore, degli enti locali e delle regioni. L’idea, infatti, è che investire sulla prevenzione possa generare un risparmio sulle spese successive, evitando l’istituzionalizzazione del bambino o gli interventi di riparazione cheti renderebbero necessari in caso di maltrattamento.
Aggiungiamo che al risparmio economico, si affianca un risparmio in termini di dolore prodotto, sia nel bambino eventualmente maltrattato, sia nei genitori maltrattanti.

Fonte: Redattore Sociale

Il catalogo dei genitori (per bambini che vogliono cambiarli)

Chi da bambino non ha mai avuto l'idea che i propri genitori non lo meritassero? Chi non è mai stato sfiorato da un brivido di eccitazione al pensiero di scappare e trovarsi una famiglia nuova di zecca? Chi addirittura non ha ipotizzato di essere stato adottato in fasce desiderando di tornare dai propri genitori originari?

Comunque sia, questo è un argomento davvero delicato per i bambini in attesa di nuove famiglie. Quando abbiamo scoperto che esiste un libro dove il tema viene trattato con grande ironia e freschezza, abbiamo deciso senza indugio di sceglierlo come lettura da fare insieme ai nostri piccoli.

Il libro di cui parliamo si intitola "Il catalogo dei genitori (per bambini che vogliono cambiarli)" (Claude Ponti, ed. Babalibri) ed è composto davvero come un catalogo, un vivace catalogo di grande formato che offre ben 35 modelli di genitori ai bambini che sono stufi dei propri, perché sono troppo appiccicosi, chiacchieroni, non ti ascoltano, sono sempre insoddisfatti e brontoloni. Le pagine colorate presentano genitori di ogni tipo: avventurieri, coccoloni, solitari, usaegetta, soffocanti, fifoni, etc. Cosa si deve fare? È sufficiente compilare il buono d'ordine e la consegna avverrà "nel giro di quaran tottore".

Con un linguaggio divertente e illustrazioni che ricordano il fumetto, Claude Ponti, l'autore, porta i piccoli lettori a considerare il fatto che il "genitore" non rappresenta una categoria fissa e immutabile, polverizzando in modo istantaneo l'immaginario ingombrante della famiglia del Mulino Bianco.

Mafalda e Mondolfiera… meditano!

In primavera c’è stato il primo contatto telefonico con Iolanda, dell’Associazione Inner Peace, che ci proponeva di cominciare un percorso di meditazione con i nostri bambini! Sarebbe venuta lei da noi, in comunità, con altri soci della sezione torinese. Era piena di un grande entusiasmo con il quale ci ha contagiati.

A settembre abbiamo iniziato: nel nostro teatrino, 13 bambini di ogni età, 3 educatori e 6 volontari, arrivati con un sorriso e con due ottime torte, tutti senza scarpe e seduti su delle vecchie coperte.
L’inizio è stato curioso e strano, i più piccoli ridacchiavano, qualche grande non riusciva a tenere gli occhi chiusi, ma poi, come per magia, ci siamo lasciati trasportare...
In silenzio abbiamo ascoltato rapiti il racconto dell’energia, che gli uomini antichi avevano usato male e che i saggi avevo deciso di nascondere in un luogo segreto e irraggiungibile: chi voleva portarla sulla luna, chi sulle alte vette, chi in fondo al mare. Alla fine, l’hanno nascosta nel posto più sicuro: dentro l’uomo.

È volato così il primo incontro con gli amici di Inner Peace, associazione mondiale che propone percorsi di meditazione a grandi e piccoli. Il loro grande valore risiede infatti fondamentalmente nell’esperienza della meditazione, che consente di realizzare concretamente lo stato di pace interiore. I principali benefici riscontrati nella loro lunga esperienza con i bambini sono una diminuzione degli episodi di bullismo, una riduzione dei disturbi dell’attenzione, una maggiore integrazione e un miglior rendimento scolastico.

Con queste ottime premesse è stato naturale iniziare questo percorso e condividere la loro massima
“Non ci sarà pace nel mondo finché non ci sarà pace dentro di noi.”

Minori in comunità, qualche dato e un invito

Perché un ragazzo abita in una comunità? Alla base, vi possono essere difficoltà educative della famiglia di origine legate a uno stato precario di salute psico-fisica, oppure si tratta di bambini o ragazzi vittime di abusi, maltrattamenti o entrati nel circuito penale, oppure ancora possono essere minori stranieri fuggiti da guerra e povertà, che sono arrivati da soli nel nostro Paese.

La pubblicazione “La tutela dei minorenni in comunità”, presentata pochi giorni fa dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, fa una fotografia della situazione al 31 dicembre 2015. Alcuni dati: il numero delle comunità in Italia è pari a 3.352 (+5% rispetto al 2014), i ragazzi che vi abitano sono 21.035 (+9,3% rispetto al 2014 e 0,2% dell’intera popolazione under 18), in prevalenza sono maschi tra i 14 e i 17 anni e quasi la metà sono stranieri, di cui il 67% sono minori non accompagnati.

Durante la presentazione, la Garante ha invitato tutti i soggetti coinvolti a impegnarsi «affinché il giorno del diciottesimo compleanno per questi ragazzi sia una data da festeggiare e non da temere in vista del rientro in una famiglia di origine che, il più delle volte non ha ancora colmato le riscontrate carenze, o di un repentino salto verso la dimensione di autonomia propria della vita adulta che, spesso, non si è ancora in grado di affrontare da soli».

Fonte: Vita