Lo starburst Mafalda – la nostra storia, come la raccontiamo ai bambini

…PRIMA  DELL’INIZIO

I Mafaldi in quel tempo stavano sul pianeta Matoraster. Era un pianeta piccino, con un grande castagno al centro del regno, sul quale convivevano in pace con la popolazione indigena.

I Matorastri erano tutti omini pasciuti e rotondetti, del colore della panna montata, con piccoli occhi rotondi nascosti da occhialetti della stessa forma. Tutti avevano la stessa passione per la stessa musica e la stessa avversione per ciò che non era identico a loro.

I Mafaldi, al contrario, erano tutti diversi: c'erano quello coi dread e quello pelato, quello color del fuoco e quello color zaffiro, quello chiacchierone e quello silenzioso, quello alto e quell'altro basso.  Amavano tutte le espressioni dell'anima, dal canto al disegno, avevano una innata curiosità e due lunghe e sottili antennine con le quali captavano il cuore di chi stava loro vicino.

I Mafaldi, con gioia e allegria, ridevano e scherzavano, mentre lavoravano alacremente, fianco a fianco con i Matorastri. L'obiettivo comune era accumulare materia ed energia, per formare nuove nebulose e quindi nuove stelle.

Con il passare del tempo, però, i Matorastri iniziarono a mal sopportare l'eclettismo dei Mafaldi: perchè non erano tutti  pasciuti e rotondetti? E perchè mille colori, se il migliore è quello della panna montata? Tutta questa curiosità, poi... insieme all'eclettismo, rese i Mafaldi sempre più distanti dai Matorastri.

IL PIANETA MAFALDA

Un giorno il Capo Riccioluto dei Mafaldi andò a parlare con il popolo Beato, del mondo vicino: il pianeta Matoraster cominciava ad essere troppo piccolo per i Mafaldi, c’era bisogno di spazio. Raccontò e raccontò, e alla fine al re Beato venne un'idea: un nuovo mondo. Ce n'era giusto uno, spopolato,  poche stelle più avanti.

L'idea di un pianeta Mafalda piacque al Capo Riccioluto, ed anche i Mafaldi ne furono entusiasti.

Per sei mesi, dopo il lavoro alle nebulose di Matorastri, i Mafaldi prendevano le loro astronavi e andavano a visitare il pianeta nuovo, per sentire l'odore di quell'aria e trovare il modo di renderlo accogliente. I Mafaldi sentivano di aver bisogno di un posto loro, e desideravano fa nascere una galassia strarburst, di quelle in cui le stelle si creano alla velocità della luce e ci sono energia e materia per tutti, e tutto l'universo ne giova. Lasciare quelle nebulose su cui stavano lavorando a Matoraster, però, li rendeva tristi.

Vicino al pianeta Mafalda c’era il bucolico pianeta di Revel, abitato dai Revelestri, un popolo un po' diffidente che aveva appreso della notizia della colonizzazione e credeva che il nuovo popolo si sarebbe dato allo smaltimento di rifiuti spaziali (con ovvie rimostranze di ambientalisti e moralisti!).

Una sera, nel cuore del pianeta Revel, il Capo Riccioluto ed i suoi variegati Mafaldi si presentarono e spiegarono che avrebbero costruito un nuovo starburst, una foresteria in cui accentrare materia, energia e vita al fine di creare nuove stelle, che avrebbero contribuito a rendere più vivo l'universo. I Revelestri ascoltarono con attenzione, fecero qualche domanda e stettero ad aspettare.

1° GENNAIO 2003: NASCE LO STARBURST MAFALDA

Arrivò il tempo di fare le valigie. I Mafaldi portarono con sé tutti i ricordi, chiusi in bagagli pesanti, ma dovettero lasciare sul pianeta Matoraster le piccole stelle che stavano nascendo. Non poterono assistere all'esplosione che avrebbero generato, e soltanto da lontano avrebbero intravisto la luce con la quale avrebbero investito l'universo. Per questo, il loro cuore era triste, ma l'allegria e l'ottimismo del nuovo pianeta presto li investirono e così si dedicarono anima e corpo alla costruzione di uno starburst come piaceva a loro.

I Mafaldi costruirono una grande casa colorata, con un ampio giardino pieno di giochi, si procurarono un'astronave più grande per favorire la creazione delle nebulose, iniziarono ad accogliere forestieri con grandi o piccoli bagagli di materia, desiderosi di diventare stelle.

I Revelestri misero da parte la diffidenza, e si dimostrarono straordinariamente ospitali; i Mafaldi condivisero con loro un pezzo del loro pianeta, sul quale c'era un'arena per i giochi comuni. Diventò uno spazio aperto ai forestieri e agli indigeni di qualsiasi colore e forma: con le loro antenne, gli eclettici Mafaldi riuscivano ad individuare il buono che gli occhi non sanno vedere, e volevano che tanta energia si convogliasse nel loro starburst per aiutare le nuove stelle, ancora nebulose, ad esplodere.

I COMPAGNI DI VIAGGIO

Il nucleo dello starburst era costituito dai Mafaldini: piccoli forestieri che si avventuravano soli nello spazio, nebulose molto varie e confuse espulsi da stelle morenti ed in cerca di un posto in cui crescere e accrescere la loro energia. Arrivavano accompagnati dagli astronauti che li avevano intercettati, e si trovava sempre unposto per ciascuno di loro nella grande casa del pianeta Mafalda. Così ogni volta, per decine di volte, si sono risistemati gli spazi e gli equilibri, gli armadi e le scarpe, i cibi e le emozioni. Si sono aperti i cuori e drizzate le antenne, per individuare il centro dell'energia di ogni Mafaldino, il punto esatto sul quale agire per far esplodere la nebulosa ed indurre la nascita della stella.

I Mafaldi-indigeni erano 7 e svolgevano questo loro lavoro di accumulo, cernita e alchimia ogni giorno. Senza smettere di farlo, e senza smettere di sorridere, a denti stretti dovevano accettare che alcuni di loro seguissero altre strade, e che nuovi Mafaldi-indigeni prendessero il loro posto. Sui quadri di controllo dell'energia delle nebulose, il nome degli ‘ex’ restava impresso a lungo. Nei cuori di chi restava, ancora esiste. Nei cuori di chi è andato altrove, ancora c’è spazio e attenzione per le meravigliose esplosioni dello starburst Mafalda.

Il pianeta Mafalda, inoltre, era un approdo per molti stranieri che passavano sul pianeta (e ci tornavano spesso!) ammirati da tanta luce e tanta bellezza, increduli che lo splendore delle stelle potesse avere origine da tanto lavoro e tanto caos!

Loro diventavano Mafaldari: un aiuto, perchè a volte i Mafaldi dovevano concentrarsi sulla nascita di una stella particolarmente difficile, e allora si appoggiavano ai Mafaldari perchè mantenessero le nebulose attive.

Poi c'erano i Mafaldanti, che insegnavano alle nebulose cosa esisteva nel vasto cielo, quali misteri, quali pericoli, quali meraviglie celava.

Ed infine, come  meteore, arrivavano sporadicamente i Mafaldici, viaggiatori di passaggio che, sentito dello starburst, contribuivano all'accumulo di oggetti ed esperienze, fondamentali per la crescita delle nebulose.

I MAFALDINI NELL’UNIVERSO

Nella galassia starburst si lavorava alacremente, ma gli astronauti dello spazio si accorgevano che esistevano tante nebulose che avevano abbastanza materia ma poca energia o altre che, al contrario avevano energia da vendere ma scarseggiavano di materia.

Il pianeta Mafalda non faceva per loro. Il metodo starburst sì.

Così i Mafaldi-indigeni formarono dei Mafaldi-itineranti che erano in grado di trasportare il necessario sul posto e favorire l'esplosione delle stelle in loco, in modo da sfruttare appieno le risorse esistenti e non togliere energie allo starburst di Mafalda.

I Mafaldini disseminati per l'universo diventavano sempre di più, ed ogni tanto si facevano un giro sul pianeta Mafalda, per conoscere le altre nebulose e scambiare energie preziose.

10 MAGGIO 2013

I Mafaldini complessivi sono ormai più di 75, grandi e piccoli, biondi e bruni, alti e bassi, magri e grassi, ognuno, però, con una nebulosa nel cuore. Distribuire la materia nel modo giusto, calibrare l'energia, aggiungere il necessario e togliere il superfluo, preparare l'esplosione, è il lavoro che ancora oggi i Mafaldi compiono. E' un lavoro lungo e complesso, basta sbagliare una percentuale e la stella può diventare un buco nero. L’importante, però, è non avere paura, non smettere di credere nelle stelle e nel loro splendore, e pensare che qualche buco nero non inghiottirà mai la luce di tutte le altre stelle.